lunedì 20 aprile 2020

Wrap up febbraio 2020/ Recensione: "I segreti di Heap House" di Edward Carey

Febbraio probabilmente è stato il mese più triste da quando ho inziato a essere una lettrice, ho fatto solo una lettura che mi sono trascinata tutto il mese nonostante che questo libro mi sia anche piaciuto! Perciò è un wrap up/recensione, tanto vale che unisca l'utile al dilettevole e ve ne parli bene!

I segreti di Heap House
di Edward Carey

Editore: Bompiani
Pagine: 352
Prezzo: 18,00€

Voto: 3.5/5 

TramaClod è un Iremonger. Vive tra un mare di oggetti gettati via o smarriti che provengono da tutti gli angoli di Londra. E al centro di questo mare c’è una casa, Heap House, un insieme di tetti, torrette, comignoli, parti di case smantellate con i loro misteri, raccolti per tutta la città e fusi in un labirinto vivo di scale, saloni e angoli nascosti. Gli Iremonger hanno una caratteristica: ciascun Iremonger è legato, sin dalla nascita, a un oggetto. Ma Clod Iremonger ha una caratteristica ulteriore: lui può udire i sussurri degli oggetti. Il primo di cui ha avvertito la voce è stato il suo oggetto natale: il tappo da bagno universale James Henry che diceva proprio questo “James Hayward Henry”. Ma un giorno su Heap House iniziano a radunarsi nubi di tempesta: gli Iremonger sono sempre più irrequieti e le voci degli oggetti si fanno più forti; Clod incontra Lucy Pennant, una ragazza appena arrivata a Heap House, e la sua vita cambia. I segreti che tengono insieme la casa iniziano a dipanarsi rivelando un’oscura verità, che minaccia di distruggere il mondo di Clod.
I segreti di Heap House segna il ritorno di una delle voci più esaltanti della narrativa inglese contemporanea e l’inizio di una saga che affascina, seduce, commuove come solo i grandi romanzi sanno fare.


Edward Carey ha creato un mondo fantastico, dove i cumuli di immondizia hanno preso il sopravvento su tutti ma sopratutto sulla famiglia Iremonger che dei cumuli ne ha fatto il centro della sua vita.
La storia degli Iremonger è una storia strana, fatta di una famiglia grande grandissima, pensate la maggione è composta da pezzi di case, chiese, magazzini, ville, appartamenti che la gente doveva distruggere, loro li hanno presi e man a mano li hanno inglobati alla casa principale, creando così una sorta di villa stramba dove gli stessi familiari, che ne saranno tipo un centinaio, si riescono a perdere!!! 
Ma oltre a tutti loro c'è una schiera di servitù ultra silenziosa e discreta che gli abitanti della casa ignorano perchè per loro sono inferiori e non fanno parte della famiglia. 
Ma un dettalio ancora li rende più strambi, ognuno di loro ha un oggetto natale che si portano appresso fin dalla nascita, che possa essere un tappo da bagno, un bicchiere, una scarpa, un cucchiaino, un focipe, una maniglia della porta ed è proprio dalla scomparsa della maniglia della porta della zia Rosamund e di Lucy Pennant una nuova cameriera che la vita degli Iremonger cambia e un susseguirsi di strani vicende prendono vita in casa.

La casa, chiamata Heap House, se riduttivamente la possiamo chiamare così è circondati da alti e vasti cumuli di immondizia arrivanti da tutta Londra e dintorni. E questo cumuli hanno vita propria, spofondano, di muovono e più di una persona è stata risucchiata da essi e non si è mai più ritrovato il suo corpo. E infatto loro non escono mai dalla casa, nascono, crescono, vivono, si sposano tra di loro, fanno figli tra di loro, e muoiono tra quelle mura senza essere mai usciti. Non aprono mai neanche le finistre ormai coperte da patine di sporcizia che non verranno mai via. Non hanno la bnchè minima curisità di conoscere altra gente che sarà sicuramente inferiore a loro, nè di uscire, per vedere poi che cosa? Nel loro mondo esistono solo loro e i cumuli di immondizia e i loro oggetti di famiglia. Solo il nonno che nessuno vedere, il capostipite della famiglia, che tutto sa, e che comanda, ogni giorno si reca a Londra con il trno sotterraneo esclusivo. 
E c'è il piccolo Cloud, che si sente diverso da tutti i suoi parenti, lui è dolce e curioso per il mondo esterno, non vuole sposare una sua qualche cugina di 3 o 4 grando che i genitori alla nascita hanno scelto per lui, lui rimane colpito da Lucy Pennant la piccola domestica nuova che pulisce i camini, con cui per regola non avrebbe dovuto rivolgere la parola. Ma il piccolo Cloud viene deriso, e scansato anche perchè lui ha il "dono" di poter sentire gli oggetti parlare. Ma non dicono chissà che cosa solo il loro nome cognome. Se si stesse avvicinando lo Zio Aliver sentirebbe il suo forcipe sussurrare Percy Hotchkiss, e null'alro con voce umana. Quasi ogni oggetto quotidiano sussurra il proprio nome e lui non sa come sia possibile.

Questo è solo un'infarinatura di quello che è lo strampalato e meraviglioso mondo di Heap House. La storia è un po' come la casa, non sai mai girando la pagina, salendo una delle centinaia scale, aprendo una delle migliaia porte cosa accadraà. 
E' come il circo, pieno di colori, odori, suoni, mille scoperte in ogni angolo che ti saltano agli occhi e ti scorrono tra le mani, perciò non capisco come mai me lo sia trascinato per un mese intero, e le illustrazioni all'interno dei personaggi fatti dall'autore stesso ti aiutano a raffigurarteli esattamente come lo scrittore li vede nella sua testa!!! 

Anche se lentamente vi consiglio assolutamente di andare a conoscere questa stramba famiglia e credetemi procuratevi il continuo perchè il finale sarà woooooooooooooow... e, oh nooooooooo... e voglio il secondo!

martedì 14 aprile 2020

Wrap up gennaio 2020

Buon pomeriggio lettori e buona pasquetta, passata anche ieri in casa (sembra un bollettino di guerra) ma abbiamo fatto una grigliata in giardino avendo la fortuna di possederlo, abitando in campagna come da buona tradizione teramana...
Era da molto che mi girva in mente di ricominciare con i wrap up perchè io personalmente in loro ci trovo parecchi spunti di lettura e lo trovo un modo per conoscere nuovi libri, oltre a essere un valido strumento per capire se un storia può essere nelle nostre corde anche se poi i gusti personali sono un'altra questione.
Ora sono indecisa se farne una rubrica settimaale e quindi adottare anche io il www o direttamente mensile solo wrap up... fatemi sapere cosa ne pensate, per il momento vi parlo brevemente mese per mese per le prossime 3 settimane.



Il primo libricino letto è quello di L'altra metà delle Fiabe in cui l'autore ci apre il vero mondo delle fiabe che non è quello a cui noi siamo abituati, dove molti dettagli vengono abbelliti e addolciti perchè ritenuti troppo cruenti, anche se il loro scopo originale era proprio quello di mostrare alle giovani menti che ogni azione ha una diretta conseguenza, se non si pensa a quel che si fa. E quindi ecco la versione buona e cattiva di alcune fiabe. Una lettura suuuuper veloce, senza età e piena di curiosità che io personalmente non conoscevo.
Consigliato 3/5.



Una bambina è stata una lettura straziante. Nel leggere la vera storia di Sheila non si può restare indifferenti. QUI vi lascio il link alla recensione dettagliata. 
Super consigiato 4/5.




Papà Gambalunga... se Una bambina mi ha fatto "soffrire" Papà Gambalunga è stata una lettura frizzante, allegra, è stato come tornare bambina per due pomeriggi, quella me piccola davanti alla tv il pomeriggio che sperava che arrivasse la puntata dove fa vedere chi in realtà fosse Papà gambalunga, che prima di oggi non avevo mai scoperto. Mi scuserete se il mio voto è un po' di parte 😉! QUI il link alla recensione 
Super dolcissimo 5/5




Cicatrici è stato il mio libro no del mese. Che gran colpo al cuore tradita così dalle mie stesse alte aspettative. Morozzi per me è sempre una certezza ma Cicatrici non mi ha convinta proprio del tutto. L'inizio è stato wooooow come solo Morozzi sa fare, poi a metà è diventato oh nooooooooooo e il finale.... NO!  
Ancora non trovo il coraggio per parlarvene, appena avrò leccato le mie ferite ne scriverò una recensione dettagliata. Però di lui vi consiglio assolutamentissimamente Radiomorte e Blackout!! 
Non ci siamo... 2/5



Una ragazza nella torre... ah che meraviglia se ancora penso a questo libro. Magico e misterioso! Pieno di magia e vecchie tradizioni e superstizioni russe, avventure e amore. Veramente un libro meraviglioso, un filo sotto al primo L'orso e l'usignolo che a mio avviso è più bello. QUI la recensione di entrambi in un solo post, tranquilli non ci sono spoiler 😉
Magici e avventurosi 4/5 - La ragazza nella torre  (5/5 L'orso e l'usignolo)

E per finire Il guardino degli innocenti. Woow che fantastica rivelazione grazie ai consigli di Rowan del blog Ombre angeliche, che ne ha sempre parlato super bene. Vi dirò io e i racconti non siamo molto amici ma Andrzej Sapkowskj non vi deluderà minimamente! Appena finisce questa quarnatena acquisterò tutta la serie! E non vi dico altro perchè ho intenzione di scriverne assolutamente una recensione entusiasta per farvelo conoscere bene! Non potete lasciarvelo scappare se amate il fantasy! 
Una rivelazione avventurosa! 4/5





Da come avrete notato gennaio è stato un mese pieno di belle letture e non posso che essere felice, visto anche com'è andato febbraio.... ma questo lo vedrete lunedì prossimo!

E voi cosa avete letto di bello o brutto fin'ora? Conoscete qualcuno di questi libri?

Buona lettura 😘

domenica 12 aprile 2020

Recensione: "Dieci giorni in manicomio" di Nellie Bly

Dieci giorni in manicomio 
di Nellie Bly

Edizioni: Edizioni clandestine
Pagine: 114
Prezzo: 7,50€

Voto: 3/5


Trama: Nel 1887, la reporter Nellie Bly, fingendosi una rifugiata afflitta da paranoia, si fece rinchiudere nel manicomio dell’isola Blackwell, allo scopo di scoprire le condizioni di vita delle donne ricoverate.
“Battevo i denti e tremavo, il corpo livido per il freddo che attanagliava le mie membra. All’improvviso, tre secchi di acqua gelida mi furono versati sulla testa, tanto che ne ebbi gli occhi, la bocca e le narici invase. Quando, scossa da tremiti incontrollabili, pensavo che sarei affogata, mi trascinarono fuori dalla vasca. Fu in quel momento che mi sentii realmente prossima alla follia”.
Nel suo reportage, Nellie Bly racconta i soprusi e le violenze che le pazienti subivano per opera di crudeli infermiere e medici poco capaci.
“Prendi una donna perfettamente sana, rinchiudila in una stanza gelida e costringila a sedere dalle 6 del mattino alle 8 di sera, impedendole di muoversi e di parlare, alimentala con pessimo cibo, senza mai darle notizie di ciò che accade nel resto del mondo e vedrai come, ben presto, la condurrai alla follia. Due mesi sono sufficienti a provocarle un vero e proprio esaurimento fisico e mentale”.
Grazie al suo reportage, una commissione stanziò 1.000.000 di dollari per apportare una riforma degli istituti di igiene mentale.
Nellie Bly, pseudonimo di Elizabeth Jane Cochran (1864 – 1922) fu la prima giornalista investigativa.


Buona Pasqua lettori, anche se non sarà una Pasqua tradizionale da passare in casa con una mega rimpatriata familiare, è comunque un giorno che ci porta a riflettere oggi più di ieri che siamo fortunati a poter avere il privilegio di stare dentro casa sani perchè c'è chi ora è a lavoro o è in ospedale solo e malato e allora questa resurrezione prendiamola come un buon auspicio di poter risolrgere al più presto anche noi, tornando in salute e liberi. Allora abbracciamo chi sta accanto a noi in questa quarantena e rimpinziamoci di libri, graphic novel, dolci, pizza e pasta e Netflix.

E' un periodo in cui sto leggendo parecchi saggi sugli argomenti più disparati, questo in particolare l'ho recuparto partendo dal fatto che noi a Teramo abbiamo uno dei più grandi manicomi, ormai abbandonato, d'Italia e volevo prendere il libro che parlava di alcune storie delle pazienti che ne facevano parte, ma visto il prezzo per poche pagine, ho deciso di aspettare e ho iniziato a documentarmi per via di questo libro e un altro che però ancora non leggo incentrato sopratutto nei bambini abbandonati o reputati malati, quando poi si è capito che poeva essere solo epilessia e non pazzia o possesso demoniaco.

Dieci giorni in manicomio è il reportage che Nellie Bly redasse a denuncia delle abominevoli condizioni dei manicomi nell'800. Lei è stata la prima reporter investigatrice femminile per giunta a dare voce alle persone più deboli che di voce non ne hanno.
Era una donna abbastanza benestante e conosciuta nel suo ambito, perciò in incognito si fa rinchiudere facendo finta di avere problemi comportamentali, con sbalzi di umore e incapacità cognitiva e senza parenti, nel manicomio sull'isola di Blackwell, dove nessuna informazione sulla vita all'interno di quelle quattro mura è mai trapelata. 

Da subito ci si rende conto dell'estrema facilità con cui si può finire in un posto del genere, già il fatto di essere una donna eri collocata a un gradino inferiore nella società, e bastava una semplice chiamata alla polizia per entrare in un meccanismo da cui nessuno se non un uomo della tua famiglia ti poteva cacciare e molte volte erano proprio loro a farti finire là, perchè ritenuta scomoda o leggermente strana. 
Nellie trova in questo posto gente assolutamente normale, una donna era finita là perchè dopo esser stata malata per molti anni è diventata debole e quindi la famiglia ti reputava malata e inadatta a stare a casa e venivi cacciata alla stregua di una bestia. 
Donne e donne normali, che diventavano "matte" non perchè lo fossero realmente, ma per via delle condizioni disumane sia dal punto di vista igeniche che proprio del rapporto umano, che le infermiere causavano loro all'insaputa anche dei medici stessi.

Queste infermiere comandavano con estrema crudeltà, facendo fare lunghi bagni in acqua ghiacciata, senza farle asciugare poi, in un posto con il riscaldamento inesistente e un abbigliamento talmente tanto futile e leggero che ammalarsi e morire era all'ordine del giorno, con una copertina di notte utile a nulla. Un cibo che neanche ai maiali viene dato, marcio, poco e disgustoso, dove l'alternativa è morire di fame mentre loro mangiavano roba buonissima, frutta fresca e carne di prima scelta.  
Botte, dispetti e tirannia applicavano queste infermiere sia di giorno che di notte, aprendo le porte e sbattendole in ogni momento, di ogni cella per non far riposare le pazienti, per controllare chissà che accendendo anche la luce.
Ed erano furbe perchè non si facevano accorgere dai medici che non erano stabilmente nella struttura e nel reparto. Imponevano crudeli ripercussioni fisiche e morali se qualche paziente riferiva anche solo una parola e quindi queste povere donne scivolavano nella pazzia e malate senza che i medici capissero alcunchè. Erano furbe anche perchè quando venivano i controlli, sapendo il giorno e l'ora facevano trovare tutto immacolato sia nelle camere, nelle sale comuni e nelle cucine.

Nelly Bly con il suo coraggio ha portato alla luce queste atroci torture, la vera faccia di questo manicomio, facendo aprire gli occhi non solo al personale medico, ma al mondo intero che subito dopo le sue parole vennero stanziati 1.000.000 di dollari per migliorare la condizione delle pazienti.

Un libro breve, che si legge veramente in uno o due pomeriggi, che ci riporta un aspetto della storia che tutti noi scordiamo che esista. 
L'unica cosa che non mi ha fatto empatizzare è che essendo stile giornalistico, non entri in empatia con lei e con il mondo circostante anche se ci si rende conto dell'estrema crudeltà che vige sull'isola di Blackwell per mezzo di queste suore insoddisfatte dalla vita che se la prendono con chi non può reagire. 
Consigliato? Certo che si! Ora devo recuperare quello su Teramo dove l'elettroshock e la crudeltà non era da meno 😑😶

venerdì 27 marzo 2020

Recensione: "Jane" di Aline Brosh McKenna e Ramòn K. Pérez (Graphic novel)

Buon venerdì pomeriggio, anche se sono 16 giorni che mi pare una domenica in loop, sopratutto ora che anche Vincenzo è andato in semi fermo.. ma bando alle ciance e parliamo di una cosa che mi ha esaltato molto e ancora mi esalta... gli sconti sulle graphic novel.
E' solo da qualche tempo che mi sono affacciata a questo nuovo modo di leggere e non sapendo cosa mi possa piacere e cosa no, oltre al fatto che costano un rene più di un libro, quando parecchie graphic sono andate a 1,99€ in formato ebook vedete bene che Amazon arrivoooooo... Per rimanere in tema sappiate che c'è tutta la serie Saga a 1,99€ infatti sto pensando seriamente se prendere il 1 per vedere se mi può piacere prima di prendere eventualmente il cartaceo, anche perchè ne ho sentito parlare bene talmente tanta gente che ho aspettative super alte...
Per ora vi parlo di "Jane" una graphic novel che vuol rivisitare in chiave moderna la mia amata Jane Eyre... 

Jane
di Aline Brosh McKenna e Ramòn K. Pérez

Editore: Bao Publishing
Pagine: 224
Prezzo: 21,00€

Voto: 1/5

TramaAline Brosh McKenna è una sceneggiatrice di fama mondiale. Sua la sceneggiatura del film Il diavolo veste Prada, ed è co-creatrice e showrunner della serie TV Crazy Ex-Girlfriend. Ramón Pérez è un fumettista canadese che ha lavorato su importantissime serie Marvel. Insieme, raccontano una versione ambientata nella New York dei giorni nostri di Jane Eyre, il classico di Charlotte Brontë.
La storia di una giovane donna rimasta orfana che cerca la propria strada nel mondo e si ritrova a fare la tata di una ricchissima bambina che ha perso la madre e che vive all'ombra ingombrante di un padre severo e che nasconde un terribile segreto vi conquisterà.


Naturalmente prendete le mie considerazioni come quelle di una principiante, che si basa a gusto e sensazioni e... detto questo a me Jane proprio non è piaciuto!!! 
Avevo letto parecchie recensioni negative, ma si sa quando la curiosità mi invade, devo leggerlo contro ogni parere e 1,49€ mi è parso un buon compromesso.. e per fortuna!!!

Jane è una ragazza rimasta orfana, che va a vivere a casa degli zii a cui però non si è mai sentita molto legata e appena può va via per frequentare grazie a una borsa di studio, l'accademia dell'arte a New York per disegnare, la sua unica grande passione che vuol far diventare il suo mestiere e qui affitta praticamente il ripostiglio di un ragazzo che studia moda, ma deve trovare un lavoro per vivere  e coglie al volo la proposta di fare la tata.

La bambina è la piccola Adele, che ha perso la mamma e che vive praticamente con Magda la governante, in una grande e meravigliosa casa, con un papà sempre assente.. Mr Rochester, un uomo duro e freddo, che dedica la sua vita al lavoro. Ma Jane saprà con la sua delizatezza e dolcezza, anche nei confronti della piccola Adele a far uscire fuori il lato morbido di Rochester, che fedele all'omonimo romanzo nasconde un segreto al terzo piano. 

Ho letto parecchie recensioni circa i tratti sfumati e ombreggianti usati, reputandoli adatti a una storia "realistica". Purtroppo indovinate? a mio gusto personale sono le cose che ho apprezzato di meno! Mi da di confusione durante la lettura, mi crea una sorta di rallentamento perchè mi perdo nel bisogno di mettere a fuoco le scene, nel capire i dettagli, le facce di coloro che interagiscono. 
Quello che mi è piaciuto è il tratto iniziale, stile acquerello dalle tinte azzurrine, quando conosciamo la Jane sola e triste, per vedere gradualmente i colori nelle tavole, man a mano che lei scopre se stessa a partire da New York dove compaiono i primi toni di colore, fino a essere interamente colorato, che rappresenta  la Jane che finalmete trova un posto nel mondo uscendo dalla sua tristezza.

Altra cosa, l'empatia non trasmessa dai personaggi e dalla storia stessa... non mi hanno regalato nulla, è rimasta per tutto il tempo una storiella frivola, senza spessore adatta solo a intrattenerti per un'oretta, con personaggi stereotipati moderni che non hanno nulla della bellezza dell'originale Jane Eyre e Edward Rochester!! 
Che poi diciamocela tutte guardate lui... a me pareva di vedere Brus del cartone Batman 😑😑

Purtroppo per me è un grande no, ciao Jane! 

giovedì 19 marzo 2020

Recensione: "Papà Gambalunga" di Jean Webster

Nel giorno della festa del papà vi lascio la mia recensione di Papà Gambalunga, che vi consiglio di cuore per la sua delicatezza! E' un libro straordinario!! 

Papà gambalunga
di Jean Webster

Editore: Caravaggio Editore
Pagine: 264
Prezzo: 15,50€

Voto: 5/5

TramaJerusha Abbott (Judy) è un'orfana dell'Istituto John Grier, una ragazza sola e senza speranze. Un "deprimente" mercoledì, la sua vita cambia radicalmente e in modo inaspettato: grazie alle sue ottime potenzialità, in particolare nella scrittura, un misterioso benefattore decide di pagarle gli studi presso un prestigioso college, in modo da permetterle di conquistare istruzione e indipendenza; ciò a due condizioni: Judy dovrà scrivere regolarmente all'ignoto filantropo, che ribattezzerà Papà Gambalunga (avendone visto solo la lunga ombra proiettata su un muro), per aggiornarlo sui suoi progressi, e il benefattore stesso dovrà restare sempre nell'anonimato. Inizierà così questo splendido romanzo epistolare "a senso unico", ma capace - grazie alla simpatia, al senso dell'umorismo e alla sfrontatezza di Judy - di coinvolgere fino all'imprevedibile finale.


Quanti di voi hanno visto i finali dei cartoni che da bambini abbiamo amato?! Io ho visto quello di Lady Oscar, so senza averlo visto, qual è quello dei puffi, quello di Candy Candy, L'isola della piccola Flò.. ma di Papà Gambalunga ho il vuoto assoluto e da sempre ho desiderato scoprire chi fosse questo benedetto benefattore che Judy chiamerà appunto Papà gambalunga perchè di lui, lei ha visto solo la sua ombra riflessa sul muro che aveva per effetto ottico le gambe lunghissime.

Per chi non la conoscesse, e dubito che ci sia qualcuno, Jerusha Abbott è un orfanella vivace e intelligente, piena di voglia di scoprire e imparare che nel giorno in cui i benefattori si recano in visita nell'orfanotrofio gli viene fatto il "dono" di avere la possibilità di studiare con annesso vitto e alloggio quando uscirà da lì. Riceverà una piccola somma per le sue spesette personali, cosa che a lei sembra un sogno.
ZNon si capacita che tra tutti i ragazzi maschi sia stata scelta proprio lei, che è una ragazza. A quel tempo l'istruzione maschile era più importante di quella femminile a cui si richiedeva saper lavare, cucinare e cucire maggiormente. Ma c'è una clausola che il misterioso Papà gambalunga richiede per far si che sia possibile: ogni mese deve mandargli una lettera con un resoconto dei suoi progressi scolastici, che lei non sappia nè chi sia lui nè il suo nome, che non si aspetti una lettera di risposta perchè lui è impegnato e non ne ha tempo e per qualsiasi problema si deve rivolgere al suo segretaro, praticamente per tutto il libro ci sarà una corrispondenza a senso unico. 

E' un libro che ho divorato praticamente in soli due pomeriggi, perchè è scorrevole e veloce come ritmo, e noi leggiamo la storia di Judy sotto forma epistolare, ovvero delle lettere che scrive al suo caro papà gambalunga, fino alla fine in cui lei scoprirà che papà gambalunga era più vicino di quel che poteva immaginare!!!

Oh che gioia è stata per me scoprire chi fosse a distanza di tantissimi anni!!!!!! E' un libro delicatissimo a tratti commovente e struggente perchè tra le righe non manca di notaredi quella che era la condizione femminile di quel tempo, delle grandi disuguaglianze tra maschi e femmine. Ti strugge il cuore a leggere, anche se fatto con maniera leggera, visto dagli occhi di una ragazzina, che questi bambini sono dovuti diventar grandi da piccoli, che hanno l'onere di responsabilità verso i più piccoli, verso le pulizie e che a loro non è dovuto avere un'infanzia come i bambini che hanno una famiglia, dalle cose sciocche come i regali di natale, al ricevere una carezza o il conforto di un camino o di una cena felice la sera di Natale, di una passeggiata al mare o in campagna o in calesse con il proprio padre o il bacio della buonanotte dalla proprio madre. Piccoli dettagli che comunque mi fa essere grata ad avere una madre presente, che mi riempie la vita di amore con la sua presenza e le sue carezze anche ora che sono bella cresciuta con un casa mia. 

Un libro che non potrete non amare anche se ormai siete grandi. 
Quando penso a questo libro lo paragono alla piacevolezza di animo che si ha passeggiando sotto al sole primaverile, a piedi nudi sull'erba lontano dal mondo, con gli uccellini come unico "rumore". Paragono questo libro a un momento di pace e serenità. Veramente un gioiello!!!!!

lunedì 16 marzo 2020

Recensione: "Il gioco del silenzio" di Rob Keller

Il gioco del silenzio
di Rob Keller

Editore: DeA Planeta
Genere: Thriller
Pagine: 330 
Prezzo: 16,00€ cartaceo | 8,99€ ebook

Voto: 1/5

TramaCristina era una criminologa, forse la migliore, ma ha lasciato la professione per occuparsi a tempo pieno di suo figlio Leone, che soffre di un disturbo di iperattività. Ma questa è solo la versione ufficiale, che ha creato per ingannare persino se stessa. La verità è che l'ultimo caso della sua carriera l'ha letteralmente distrutta, costringendola a cambiare vita e a rifugiarsi in una routine scandita da rigorose abitudini. Poi, un giorno, il telefono squilla. Uno zio a lei molto caro si è suicidato, nel paese sul lago di Como dove è cresciuta e dal quale è fuggita molti anni prima. Troppi incubi, troppi fantasmi, per Cristina, in quelle acque scure e profonde. Tornare sul lago significa ritrovare suo padre, con il quale ha un rapporto tormentato, e soprattutto rimettere piede nella Villa degli Orologi, la spaventosa tenuta dalla quale i Radlach controllano non solo gli affari di tutta la zona, ma anche le vite di chi vi abita. La donna resiste con ogni forza alla tentazione di indagare sulla morte dello zio, perché intuisce che la verità si annida nel groviglio di segreti che lega la storia della sua famiglia a quella dei Radlach. Ma quando Leone troverà in soffitta un orologio da taschino con una misteriosa dedica, diventerà impossibile non aprire il cassetto doloroso dei ricordi.


Che delusione! Che delusione totale! Letggete la trama... una villa piena di misteri, con passaggi segreti e sale immense di orologi antichi, una famiglia ricca, potente e temuta da tutti che racchiude segreti, dove il detto l'apparenza inganna calza a pennello... metteteci delle morti misteriose insabbiate e degli indizi che fanno scattare campanelli d'allarme e tutti riportano alla famiglia Radlach.. infine una bella copertina e zac le aspettative puntano in alto, leggi il libro e man a mano scendono, chiudi il libro e ti chiedi che razza di storia tu abbia letto??!!

Cristina è cresciuta con la madre che lavorava come donna delle pulizie per la famiglia Radlach e il padre Alessandro che era il loro mastro orologiaio vista la gran quantià di orologi che la villa contiene, perchè da sempre è l'hobby da svariate generazioni della famiglia.
Ma Cristina non ha trascorso un'infanzia idilliaca, perchè ha sempre voluto far parte di quella vita scintillante all'apparenza senza essere mai accettata, così da grande decide di scappare dal paesino sul lago di Como diventando una grande criminiloga. A distanza di anni, un fallimento su un caso a cui lavorava, e un figlio he soffre di iperattività fa si che Cristina si prenda un periodo di stacco e la mazzata finale arriva quando il padre la chiama e le chiede di tornare a casa perchè il suo amato zio Francesco, fratello del padre, è stato trovato morto e il caso archiviato come 'suicidio' ma i Radlach sono bravi a far archiviare i casi con i loro soldi e conoscenze il il padre di lei vuole vederci chiaro una volt per tutte, visto anche il 'suidicio' di Nicholas uno dei fratelli Radlach di cui Cristina era segretamente innamorata da ragazzina e con cui andava d'accordo.
Cristina non ne ha nessuna intenzione di cadere in quella spirale di fatti sopratutto quando c'è di mezzo quella famiglia e i dolorosi ricordi del suidicio della madre Angela, ma il destino e i fatti hanno in mente altri programmi per lei. 

Sinceramente non vi ho trovato nessun mistero eclatante, nessun svolgimento con colpi di scena degni di nota, tutto molto prevedbile e confusionario dall'inizio al finale stesso che bah... nulla che non si fosse captato da un bel pezzo. L'autore ha voluto poi impastare il romanzo con leggende di un mostro che prende bambini e una donna fantasma del lago, il tutto risultando molto inutile e privo di forza attrattiva.

I personaggi non hanno magnetismo, Cristina che viene descritta una donna forte, l'ho vista in realtà fragile e depressa, una 'bimba' che è ancora risentita perchè voleva essere come i fratelli Radlach e non è riuscita a farsi largo tra loro e a 30 anni ancora porta rancore.
Il padre di lei una figura che è come un'onda c'è e non c'è, cerca di fare il misterioso senza riuscirci. 
Il marito di lei ho avuto l'impressione che sia un uomo senza spina dorsale, un pupazzo messo lì accanto a lei come manichino e un figlio che bah forse è il più intelligente di tutti messi insieme! Un ispettore che si è visto in si e no due scene per poi sparire perchè hanno scoperto che stava "indagando".

L'unica cosa salvabile è che è molto scorrevole, io l'ho letto durante le mie sessioni in palestra sul tapis roulant e la cyclette, per il resto bocciato su tutti i fronti! Mi dispiace Keller avevi una perla in mano e l'hai buttata...

domenica 15 marzo 2020

Recensione: "Una bambina" di Torey L. Hayden

Una bambina
di Torey L. Hayden

Editore: Corbaccio
Pagine: 244
Prezzo: 16,90€

Voto: 4/5


Trama«In questi bambini c'è di più. C'è il coraggio. Mentre la sera siamo davanti al telegiornale, a sentire di nuove, emozionanti conquiste in qualche terra lontana, perdiamo i veri drammi che si vivono intorno a noi. È un peccato, perché lì c'è più coraggio che da ogni altra parte. Alcuni di quei bambini vivono con tali incubi e tali ossessioni, nella loro testa, che ogni movimento si carica di straordinario terrore. Alcuni vivono a contatto con una violenza e una perversione che le parole non possono descrivere. Ad alcuni non viene nemmeno concessa la dignità che si concede agli animali. Alcuni vivono senza speranza. Eppure resistono. Quasi tutti accettano la loro vita, non conoscendo altro modo di vivere. Questo libro racconta di una sola bambina. Non è stato scritto per evocare pietà. Né per elogiare un'insegnante. E neppure per deprimere quelli che hanno trovato pace nel non sapere. Questo libro è una risposta a chi mi chiede se non è frustrante lavorare con i malati di mente. È un'ode all'animo umano, perché questa ragazzina è come tutti i miei bambini. Come tutti noi. È una sopravvissuta».


Un libro che è capace di suscitare orrore e tristezza allo stesso tempo perchè come Sheyla chissà quanti bambini ci sono.

Una bambina di soli 6 anni di nome Sheila un giorno rapisce un bambino, lo lega a un albero e gli da fuoco. Inizia da qui la drammatica conoscenza della situazione di questa bambina che va a finire nella classe della maestra Torey in attesa che si liberi in un posto nell'ospedale statale.

Questo libro è la storia vera di Sheila e la "lotta" che la scrittrice ha ingaggiato con lei per farla integrare con gli altri alunni 'speciali' della sua classe. Una lotta per farla comunicare anche per le cose basilari, per carcare di capire come mai questa bambina sia sempre così sporca, puzza di urina, indisciplinata e ribelle, con attacchi di ira improvvisi per poi passare a ore e ore di apatia ferma a guardare il nulla pur di non fare quello che le veniva richiesto, tipo mettersi in riga con gli altri bambini, scrivere sui fogli che sarà il suo più grande ostacolo... Sheyla è una bambina la cui madre è fuggita portandosi dietro con sè solo il fratellino più piccolo, rimanendo sola con un padre ubriacone, che spende tutto quello che guadagna nell'alcol, in una casa fetida e fatiscente, senza accettare l'aiuto di nessuno. Un abbandono che l'ha fatta soffrire e l'ha condannata per sempre a sentirsi un problema, a sentirsi inferiore nonostante abbia un quoziente intellettivo ben al di sopra per la sua età.

Torey farà di tutto per battersi per questa creatura che ormai le ha rubato l'anima, una bimba che ha solamente bisogno di affetto e conforto e rassicurazioni.

Questo è un libro che vi strazierà l'anima, vi verrà voglia di picchiare a sangue prima il padre e poi di andare a trovare la madre di cui non si scoprirà mai nulla per pestarla perchè queste due persone hanno rovinato la vita e l'equilibrio mentale di una bambina di soli 6 anni. Invece di colorare il suo mondo, di renderla felice e di tenerla il più lontano possibile dalle brutture del mondo c'è l'hanno ficcata a forza nel baratro della solitudine e del dolore. Ma è anche la storia di una rinascita, di un percorso doloroso che porterà Sheila a crescere e a iniziare a far pace con se stessa e con il mondo. Al mondo dovrebbero esserci più persone come questa scrittrice e meno madri e padri non degni di essere chiamati così!