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venerdì 2 maggio 2025

Recensione: "La parola ai morti. Indagini di un medico legale" di Philippe Boxho

La parola ai morti. 
Indagini di un medico legale 

di Philippe Boxho 

Editore: Ponte alle grazie
Pagine: 240
Prezzo: 18,00€

Voto: 4/5 


TramaQuella del medico legale è una professione affascinante, che richiede rigore ma anche una sensibilità fuori dal comune, perché spesso un corpo senza vita è l’unico testimone di una verità che non può essere conosciuta altrimenti. Con il bisturi in mano, chi effettua un'autopsia esegue un'indagine vera e propria, portando alla luce i misteri che i morti nascondono. Ogni livido, ogni frattura, ogni segno sulla pelle racconta una storia: un omicidio, un suicidio, una morte naturale. E ogni caso è diverso, ogni corpo è un puzzle da ricomporre, una narrazione da riscrivere. In questo libro, Philippe Boxho, medico legale da oltre trent'anni, ci racconta di un mestiere che richiede pazienza, precisione e determinazione, perché ogni piccolo dettaglio può fare la differenza. Attraverso esempi concreti, tratti dalla sua esperienza tra la scena del crimine e la sala autoptica, l’autore riesce a trasformare ogni storia professionale in un racconto avvincente. Caso editoriale, con un milione di copie vendute in Francia e in Belgio, La parola ai morti ci svela in che modo i cadaveri possano ancora parlarci. Basta solo saperli ascoltare.




Affascinante, curioso, e non adatto ai deboli di stomaco o comunque a chi si impressiona a parlare di decomposizione di cadaveri in vari stadi, di larve e mosconi, di suicidi o omicidi. 

Però per tutti voi che siete affascinati da questo mondo così sotterraneo, perché non è che proprio vediamo cadaveri sezionati tutti i giorni, questo libro mette in luce quello che c'è dietro il mondo del patologo forense, che è quella figura di cui tutti aspettano l'arrivo quando c'è una morte sospetta o un omicidio.  Colui che fa da subito una prima analisi alla scena del crimine, o presunta tale, dando quelle che sono le prime informazioni tipo la presunta ora del decesso in base alla temperatura del corpo o la presenza del rigor mortis e poi colui che nella solitudine di un'obitorio, insieme al suo assistente, esaminerà tutto ciò che il corpo dello sventurato ha da raccontare sulla sua morte. 
E a volte come spiega lo stesso Boxho le cause sono assurdamente stravaganti e evitabili, come il tizio che è morto con una forchetta che aveva in gola da giorni mi pare.
 
Nel suo libro racconta anche aneddoti circa apparenti suicidi, che grazie al suo lavoro se vengono chiamati possono essere smascherati. 

Nella prima parte invece si concentra nel darci un'idea di come è arrivato a scegliere questo lavoro nella vita (lui che voleva farsi prete addirittura) perché soprattutto all'inizio è un mondo duro anche solo per la puzza e le scene che si incontrano.
Vi dirò mi farebbe senso vedere un morto che è stato in acqua magari più di due settimane con tutto quello che ne deriva. 
E poi Boxho ci illustra qui e li delle piccole nozioni tipo che animali compaiono prima, che liquidi si possono vedere, il colorito che si assume in base alle varie fasi di morte... ecco perchè a tratti non è proprio per tutti. 

Però sarò sincera questo libro mi ha affascinata e incuriosita tant'è che sto leggendo un thriller, Il metodo del becchino di Oliver Pötzsch, in cui il becchino di questo camposanto di Vienna del 1893 è appassionato di questo mondo che ne sta scrivendo un manuale L'almanacco per becchini. 

Se anche voi siete un pochino incuriositi vi consiglio caldamente questo libro e fatemi sapere se siete a conoscenza di qualche altro libro con le stesse tematiche da consigliarmi!!!

lunedì 7 aprile 2025

Recensione: "Come l'arancio amaro" di Milena Palminteri

Come l'arancio amaro 
di Milena Palminteri 

Editore: Bompiani 
Pagine: 445
Prezzo: 20,00€

Voto: 4/5



TramaTre protagoniste straordinarie fronteggiano la sfida più grande: trovare il senso del proprio essere donne in un mondo che vorrebbe scegliere al posto loro.Nardina, dolce e paziente, che sogna di laurearsi ma finisce intrappolata nel ruolo di moglie. Sabedda, selvatica e fiera, che vorrebbe poter decidere il proprio futuro ma è troppo povera per poterlo fare. Carlotta, orgogliosa e determinata, che vorrebbe diventare avvocato in un mondo dove solo i maschi ritengono di poter esercitare la professione. E un segreto, che affonda nella notte in cui i loro destini si sono uniti per sempre.
Tra gli anni Venti e gli anni Sessanta del Novecento, Sabedda, Nardina e Carlotta lottano e amano sullo sfondo di un mondo che cambia, che attraversa il Fascismo e la guerra, che approda alla nuova speranza della ricostruzione. Per ciascuna di loro, la vita ha in serbo prove durissime ma anche la forza di un amore più grande del giudizio degli uomini.
Partendo da una storia vera, Filomena Palminteri esordisce con un romanzo maturo e travolgente, scritto con una lingua ricca di sfumature, popolato di personaggi memorabili per la dolente fierezza con cui abbracciano i propri destini.



Questo libro lì per lì appena letto non mi aveva lasciato grandi gioie. 
Mi aveva lasciato un retrogusto amaro giusto per usare il titolo del libro, nonostante sia stata fin da subito una lettura scorrevole e coinvolgente, ma c'era quel qualcosa di indefinito che in un primo momento mi ha lasciata perplessa, senza sapere neanche cosa fosse. Però il tempo è passato, perchè è stata una lettura dell'estate passata, ho fatto sedimentare i pensieri su questo libro e ho notato che più e più volte mi sono ritrovata a pensarlo, a ripensare ai suoi personaggi, all'ambientazione quasi aspra, in cui quasi potevo percepire il caldo arido della Sicilia, i suoi sentieri di campagna, ripensavo e ripensavo e quasi percepivo l'odore del mare, il fruscio degli alberi del giardino della grande Villa e alla storia di queste tre donne, che cercavano di fare del loro meglio in questa Sicilia così maschilista e annientatrice nei loro confronti.

Sabedda nata povera e disgraziata, la cui colpa è di aver "creduto" e ceduto a quello che lei pensava fosse amore pagandone le conseguenze più grandi, che vorrebbe disporre della sua vita, ma la povertà la costringe a piegarsi.

Nardina che cerca in tutti i modi di adattarsi a un mondo difficile per lei, in cui la suocera la tratta male e la tiene sott'occhio, in cui tutti si aspettano da lei che dia il figlio maschio che la famiglia attende per il nome. Il passo falso che la suocera attende che potrebbe compiere per cacciarla e trovare così la moglie adatta a detta sua per il figlio, perché lei figlia di uno diventato ricco e non per nascita. Ma questo figlio ahimè si fa attendere.

E infine Carlotta, nipote di un avvocato mestiere a cui lei stessa ambisce in una società in cui non lo permette solo perché è donna. Carlotta in cerca della verità dopo aver trovato dei documenti nell'archivio che pare la riguardino, o meglio riguardano la sua famiglia e un passato di cui è all'oscuro fino a quel momento.

È un libro denso di avvenimenti storici in cui l'autrice fa muovere i fili del passato per sbrogliare il futuro.  La mafia che comandava a quel tempo, i moti rivoluzionari, le ribellioni e gli atti d'amore.  Un libro che si esprime al meglio anche nel raccontarlo con quel dialetti siciliano con cui ho dovuto un attimo adeguarmi perché non sempre intuitivo al volo. 

Come un pizzo ben ricamato, la Palminteri tesse la storia fino ad intrecciarsi perfettamente nel suo finale. 

Veramente super consigliato, un gran gran bel libro mi sono dovuta ricredere!!! 

lunedì 31 marzo 2025

Recensione: "Tatà" di Valérie Perrin

Tatà 
di Valérie Perrin

Editore: Edizioni e/o
Pagine: 597
Prezzo: 21,00

Voto: 3/5


TramaAgnès non crede alle sue orecchie quando viene a sapere del decesso della zia. Non è possibile, la zia Colette è morta tre anni prima, riposa al cimitero di Gueugnon, c’è il suo nome sulla lapide... In quanto parente più prossima tocca ad Agnès andare a riconoscere il cadavere, e non c’è dubbio, si tratta proprio della zia Colette. Ma allora chi c’è nella sua tomba? E perché per tre anni Colette ha fatto credere a tutti di essere morta? È l’inizio di un’indagine a ritroso nel tempo. Grazie a vecchi amici, testimonianze inaspettate e una misteriosa valigia piena di audiocassette, Agnès ricostruisce la storia di una famiglia, la sua, in cui il destino dei componenti è legato in maniera indissolubile a un circo degli orrori, all’unica sopravvissuta di una famiglia ebrea deportata e sterminata dai nazisti, alle vicende di un celebre pianista e a quelle di un assassino senza scrupoli, alle subdole manovre di un insospettabile pedofilo e al tifo sfegatato per la locale squadra di calcio, il FC Gueugnon. Sulla scia di Cambiare l’acqua ai fiori e Tre, Valérie Perrin ci trascina in un intreccio di storie, personaggi e colpi di scena raccontati nel suo stile fatto di ironia, delicatezza e profondità.



Di questo libro penso mi abbia fregato l'aspettativa alta che riponevo. 
Capiamoci non è stato un brutto libro, ha tutte le carte in regola per essere vincente, ma quando l'autrice ti fa innamorare di sé con un libro, nel mio caso Cambiare l'acqua ai fiori, tu cercherai sempre nei suoi libri futuri quella passione, quell'emozione, quell'intensità che ti ha fatto provare con quel determinato libro. E quando purtroppo non succede perché giustamente le storie sono diverse o lo stile dell'autrice stessa si evolve ecco che ci appare in ombra quel libro. Ed è ciò che è successo a me con Tatà che comunque per avere una mole di 597 l'ho letto velocemente.

Agnès Septembre sta vivendo un brutto periodo della sua vita, il divorzio dell'amato e traditore marito, una battuta d'arresto alla sua scrittura di film come regista e adesso riceve pure una chiamata dalla Polizia di Gueugnon in cui la informano che sua zia Colette è morta. Ma sua zia Colette è morta 3 anni prima, come fa ad essere rimorta!? E se davvero lo è adesso chi hanno seppellito nella sua bara e fatto il funerale 3 anni prima?! 
Così parte per Gueugnon paesino delle sue estati d'infanzia trascorse da questa zia un po' burbera, silenziosa che fa da tutta una vita la calzolaia e ama svisceratamente la squadra di calcio del FC Gueugnon, di cui conosce vita morte e miracoli ed era pure amica dei giocatori stessi

A Gueugnon Agnès ritrova amicizie messe in stand by da anni, ritrova la sua infanzia, ritrova il suo passato e il passato di Tatà, il passato dei suoi genitori, amori segreti nascosti, e rivelazioni inaspettate che in qualche modo andranno anche a curare un po' il suo cuore dolorante e a "consolare" la sua anima. 

Detta così vi chiederete perché infondo io non abbia amato questo libro... credo che lo stile sia troppo asciutto, reso tale dal fatto che la scrittrice ha imposto la narrazione stile diario anche se definirlo tale è errato,  manca quell'emozione o per lo meno non l'ho percepita io se c'è. 

Non vi do troppi altri dettagli in quanto vi farei perdere la "sorpresa" di leggerli dalla metà in poi del libro forse anche un po' più in là, che è la parte che più scorre e più coinvolge a mio avviso. 

sabato 15 marzo 2025

Recensione: "L'ultimo giorno di un condannato" di Victor Hugo

L'ultimo giorno di un condannato 
di Victor Hugo 

Editore: Feltrinelli 
Pagine: 128
Prezzo: 9,00€

Voto: 4/5



TramaÈ anonimo l’autore che, nel 1829, dà alle stampe questo piccolo, gigantesco libro. Ma è inconfondibilmente Victor Hugo. Sono anni in cui il progresso sembra trasportare l’umanità intera, sul suo dorso poderoso, verso un futuro di pace, prosperità, ricchezza e fratellanza. Ma negli stessi anni si tagliano ancora teste davanti a un pubblico pagante, si marcisce in carcere, ci si lascia morire per una colpa non sempre dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Hugo parla a nome dell’umanità, come sempre, e lo fa attraverso la voce di un uomo qualunque, di un condannato qualunque, di un miserabile che rappresenta tutti i miserabili di tutte le nazioni e di tutte le epoche. Un crimine di cui non conosciamo i dettagli lo ha fatto gettare in una cella. Persone di cui non conosciamo il nome dispongono della sua vita, come divinità autoproclamate. Un’angoscia soffocante lo tortura, giorno dopo giorno, e gli fa desiderare che il tempo corra sempre più veloce. Verso la fine dell’attesa, venga essa con la liberazione o con l’oblio.



Quest'anno tra i miei buoni propositi c'è quello di recuperare qualche classico in più e complice la sua piccola grandezza mi sono gettata a capofitto su Victor Hugo e mai scelta fu più azzeccata. 
Un piccolo gioiellino!!

Hugo ci porta nei pensieri più profondi di un condannato a morte di cui non conosciamo né nome né il perché è stato condannato, ma il fulcro della storia sono i pensieri che quest'uomo ha verso le morte, verso l'incertezza di quando verrà eseguita la condanna, la paura, le ansie, i pensieri rivolti verso la sua "vecchia vita" la vita del prima, verso la sua famiglia, della figlia che non vedrà mai crescere, della moglie che patirà a causa sua. 

Il condannato si chiede se è giusto trattare così un uomo, anche se esso ha commesso un crimine. Si chiede dove sia la pietà degli uomini. 
Il pensiero della morte, della prigionia, si chiede se non è già essa stessa una condanna sufficiente per torturare un uomo senza doverlo uccidere fisicamente. La morte è quasi una liberazione dalla sofferenza psicologica a cui è sottoposta la mente e dunque il corpo di rimando.
Il condannato vive di angoscia e pensieri la sua attesa, si interroga sulla vita, sul suo scopo, si interroga sull'anima, su dove andrà,  se verrà mi perdonato per il suo crimine,  se c'è in effetti un paradiso. Il libro è un grido disperato, una forma di lettera di denuncia delle condizioni degli uomini destinati a quello a cui è destinato lui, una forma di grido di aiuto, di pietà verso chi ha sbagliato e chiede perdono senza esser udito.




"Che quello che scrivo possa essere un giorno utile ad altri, che blocchi la mano del giudice in procinto di giudicare, che salvi degli sventurati, innocente colpevoli, dall'agonia a cui sono condannato, perché? a che scopo? che importa? Quando la mia testa sarà tagliata, cosa cambia per me se ne tagliano altre? Ho davvero potuto pensare simili follie? A battere il patibolo dopo che ci sarò salito! Vi domando cosa ne può venire. 
Ecco! Il sole, la primavera, i campi pieni di fiori, gli uccelli che si risvegliano al mattino, le nuvole, gli alberi, la natura, libertà, la vita, tutto questo non mi appartiene più! Ah! sono io che dovrei essere salvato! È proprio vero che non si può, che mi toccherà morire domani, oggi forse, che le cose stanno veramente così? Oddio! Che idea orribile, da fracassarsi la testa contro il muro della cella!"



"Tutto è prigione intorno a me; ritrovo la prigione in tutte le forme, in forma umana e in forma di inferriata e di chiavistello. Questo muro è la prigione fatta a Pietra; questa porta è la prigione fatta a legno; questi secondini sono la prigione in carne e ossa. La prigione è una specie di creatura orrenda, totale, indivisibile, metà uomo e metà edificio. Io sono la sua preda; mi cova, mi trattiene tra le sue spire. Mi rinserra tra le sue mura di granito, mi tiene sotto chiave con le sue serrature di ferro e mi sorveglia con i suoi occhi da guardiano. Ah! Miserabile! Che ne sarà di me? Che ne faranno?"



"Dicono che non è niente, che non si soffre, che è una fine dolce, che la morte, in questo modo, è alquanto semplificata.
Eh! Allora cos'è questa agonia lunga sei settimane e questo rantolo lungo un giorno intero? Cosa sono le angosce di questa giornata irreparabile, che scorre così lenta e così in fretta? Cos'è questa sequela di torture che mettono capo al patibolo? 
Apparentemente non è soffrire questo. 
Ma non sono le medesime convulsioni, che il sangue se ne vada goccia a goccia, o che l'intelligenza si spenga pensiero dopo pensiero? E poi, non si soffre, sono sicuri? Chi gliel'ha detto? Si è mai sentito di una testa tagliata che si sia rizzata sanguinante sul bordo della cesta e abbia gridato al popolo: non fa niente male!" 



"Ahimè, che ne fa la morte della nostra anima? Che natura le lascia? Cos'ha da prenderle o darle? Dove la mette? Le presta a volte occhi di carne per guardare sulla terra e piangere? Ah! Un prete! Un prete che lo sappia! Voglio un prete o un crocifisso da baciare!"




Veramente super consigliato, un libro che sa toccare con tenerezza la vostra coscienza. 

giovedì 13 marzo 2025

Recensione: "La stanza degli ospiti" di Dreda Say Mitchell

La stanza degli ospiti 
di Dreda Say Mitchell 

Editore: Newton Compton
Prezzo: 3,90€
Pagine: 346

Voto: 2/5

TramaLisa, una giovane donna con un passato da dimenticare, non riesce a credere alla propria fortuna: ha appena trovato una bellissima stanza in affitto in una splendida casa. E Martha e Jack, i proprietari con cui andrà a coabitare, sono una coppia gentile e premurosa. Sembra proprio un sogno che si realizza. Fino al giorno in cui Lisa trova, nascosto nella sua stanza, il biglietto di un uomo che annuncia il suicidio. Alla sua richiesta di spiegazioni, Martha e Jack negano che la stanza sia mai stata occupata da qualcuno prima del suo arrivo. Di fronte a tanta sicurezza, Lisa comincia a dubitare di sé stessa... Ma strani eventi iniziano ad accadere. E più cresce il suo desiderio di scoprire la verità, più è chiaro che c'è qualcuno disposto a tutto pur di metterla a tacere. Mentre le mura della casa diventano sempre più opprimenti, Lisa si ritrova intrappolata in una fitta rete di segreti da cui non si può uscire. Possibile che la stanza in cui Lisa si è appena trasferita fosse abitata da un uomo svanito nel nulla?


Tante ottime premesse per poi avere un pugno di mosche... riassumerei così questo libro.

La trama mi ricorda molto Una famiglia di Freida McFadden, solo che quel libro aveva bei colpi di scena e sostanza, qui abbiamo Lisa che si presenta per avere in affitto la stanza disponibile che c'è in questa bella casa dove i proprietari sono Jack e Martha. 
Da subito capiamo che Lisa cerca qualcosa da questa casa e il primo indizio è proprio una misteriosa lettera di addio che ritrova incastrata in un cassetto. 

Fino a pagina 170 ci sopportiamo menate mentali sulla sua stabilità psichica, sulla sua bramosia di risposte, sui suoi problemi che sembrano non abbiano mai una soluzione nonostante i vari aiuti. Sui suoi incubi, sulle sue paturnie, insomma una valanga di problemi che ci ripete in ogni due pagine.
Poi arriviamo a un certo punto dove l'autrice magicamente si sveglia e inizia a mettere dettagli fatti e avvenimenti affinché tu esca dal torpore di rotture di palle Lisa in cui sei caduto, per farti aver voglia quanto meno di arrivare alla fine. 
Arriviamo non dico alla fine, ma a un buon punto verso di essa, in cui mettiamo da soli insieme i pezzi del puzzle, e credetemi in questo sono una schiappa, quindi se ci sono arrivata io probabilmente voi ci eravati arrivati già da tempo, ma tant'è che alla fine ti sciroppi le ultime 50 pagine di menate varie per sapere se alla fine ci hai azzeccato.  Ovviamente si!

Magicamente i suoi problemi puff finiscono e c'è pure il finale carino romantico come se non fosse mai successo nulla in tutta la sua vita. 
Praticamente saputa la verità sta a posto cosi, grazie a tutti possiamo fare la famiglia felice del mulino bianco. E tu sei lì che hai voglia di menargli, perché è una roba talmente assurda che in terapia ci vuoi andare tu, perché non sono situazioni realisticamente possibili. 

Non vi do molti altri dettagli sulla trama sennò veramente addio, vi do solo qualche indizio su questo "thriller ". Un suicidio in misteriose circostanze che viene insabbiato in molti modi, da un altro lato un passato non proprio chiaro anche per via di fatti e coincidenze che non combaciano tra di essi, non è credibile. 

Se vi capita tra le mani in prestito o su qualche bancarella a 1€ potete dargli una chance in spiaggia mentre vi rilassate, altrimenti beh ci sono libri nettamente migliori su cui investire il vostro tempo. Passate tranquillamente oltre non vi state perdendo nulla! 

E voi lo avete letto?

mercoledì 27 novembre 2024

Recensione: "La bambola di porcellana" di Kristen Loesch

La bambola di porcellana
di Kristen Loesch

Editore: Marsilio
Pagine: 400
Prezzo: 19,90€

Voto: 3/5

TramaRosie studia all’Università di Oxford e una volta al mese va a Londra a trovare la madre, una donna cupa, intristita, che si rifiuta di parlare del passato. Alla sua morte, Rosie si ritrova in possesso di una collezione di bambole e di un vecchio quaderno di fiabe scritte in un alfabeto di cui ha solo un vago ricordo; storie che l’accompagnano nella Russia del 1915, in un tempo lontano in cui già si respira il vento della rivoluzione. Un mondo avventuroso e romantico, colmo di violenza e tradimenti, che custodisce un grande amore, profondo e proibito, tra una nobildonna e un bolscevico. Rosie decide di accettare un lavoro di ricerca proprio a Mosca, sua città d’origine, dove intende scavare nei segreti della sua famiglia per scoprire cosa è realmente accaduto prima che lasciasse la Russia. Armata del quaderno come di una bussola che le indica la strada, ritroverà il filo di una matassa complessa e letteralmente costellata di colpi di scena. Quando ogni mistero sarà svelato e le memorie che si volevano seppellire verranno alla luce, allora la vita potrà riprendere il suo corso, con la consapevolezza che il nostro innato desiderio di appartenenza, se può condurre a verità dolorose, può anche aiutarci a perdonare. In fondo, se una storia è bella, se è capace di coinvolgere ed emozionare, noi vogliamo crederci.



È sicuramente un libro Matrioska, per rimanere in tema Russia, questo libro. Un libro contenente più storie che man a mano prendono vita per intrecciarsi, per poi arrivare all'ultima piccola matrioska, il cuore della storia stessa.

Rosie ha perso tutto e ora anche la madre Tonja, tutto ciò che le rimane sono un mucchio di bambole di porcellana di quest'ultima, e un quadernino scritto in un russo che lei non comprende più che a quanto pare racchiude delle vecchissime strane favole, e la curiosità di sapere chi è e il perchè un misterioso uomo tanti anni prima ha ucciso davanti a lei la sorellina e il padre risparmiando loro.

Un famosissimo studioso della Russia, la assume per una ricerca proprio nel suo paese d'origine e decide che Rosie sarà un aiuto prezioso per la sua ricerca riguardante una donna e affiancherà a lei una guardia del corpo senza un apparente motivo, se non per la sua sicurezza.

Una Russia moderna sconosciuta e così diversa dalla Russia di lei e Tonja e una Russia del 1915 in fermento per la prima rivoluzione che vedrà poi cadere lo Zar. Una Russia dove i bolscevichi alzano la loro voce verso la rivoluzione e due più labili che coltivano una storia d'amore che non è bene tra una ricca signorina e un rivoluzionario ricercato.

Tutte queste storie cosa avranno mai in comune?

Devo essere sincera questo libro non mi conquistata del tutto, lo stile l'ho trovato a mio gusto, un po' freddo. Ho fatto fatica anche a "partire" con la storia se non ben oltre le 100 pagine.
Rosie l'ho trovata un personaggio moscio insieme al suo insipido e fantasma fidanzato. 
L'unica cosa che mi ha fatta arrivare alla fine è l'intreccio delle vite dei personaggi soprattutto di quelli passati di cui volevo assolutamente scoprire qual è stata la fine della loro storia iniziata nel 1915. Per il resto tutto abbastanza insipido e incolore a mio avviso, nonostante io abbia letto in giro recensioni stupefacenti a 4 o 5 stelline. Non saprei io mi sento decisamente fuori dal coro, però se vi dovesse capitare tra le mani alla fine vi saprà intrattenere per qualche pomeriggio piacevolmente anche senza urlare al capolavoro.

sabato 19 ottobre 2024

Recensioni: "Una di famiglia" & "Nella casa dei segreti" di Freida McFadden

Una di famiglia
di Freida McFadden

Editore: Newton Compton Editore
Pagine: 320
Prezzo: 3.90€ ediz. economica

Voto: 4/5

TramaAnche se le porte sono chiuse, lei vede tutto.
Millie è in cerca di un lavoro per ricominciare una nuova vita. Pur non avendo referenze, riesce a farsi assumere come governante nella lussuosa villa dei Winchester. Non è esattamente il lavoro dei suoi sogni: polvere e cattivo odore invadono le stanze, e la padrona di casa, Nina, è una donna annoiata e instabile, che sembra godere nel vederla faticare dalla mattina alla sera. Però, quantomeno, Millie qui può fingere di essere un'altra e sentirsi al sicuro dalle ombre che la tormentano. Ma qualcosa non quadra in casa Winchester: la porta della sua stanza si chiude solo dall'esterno, e il giardiniere, Enzo, fa di tutto pur di metterla in guardia… ma da cosa, esattamente? Nonostante i presagi siano sempre più inquietanti, Millie deve resistere, non ha altra scelta. Quando conosce Andrew, l'affascinante marito di Nina, ha una ragione per restare e sentirsi al sicuro. Il passato non può raggiungerla. Ma Millie ancora non sa che i segreti della famiglia Winchester sono molto più pericolosi dei suoi…


Nella casa dei segreti
di Freida McFadden

Editore: Newton Compton Editore
Pagine: 288
Prezzo: 9.90€

Voto: 3/5

TramaDopo aver perso il precedente impiego, Millie ringrazia la sua buona stella quando viene assunta senza referenze da Douglas Garrick, un ricco specialista nel settore delle tecnologie, per tenere in ordine lo splendido attico con vista sulla città e preparare invitanti pasti in una modernissima cucina. C'è un'unica condizione: non deve interagire con Wendy, la moglie di Douglas, che è malata, risiede nella camera degli ospiti e non può essere disturbata per nessun motivo. Millie accetta ma ben presto capisce che qualcosa non va in quella casa e che non è tutto oro ciò che luccica: sente Wendy piangere e rinviene strane macchie di sangue sulle sue camicie da notte quando fa il bucato. E così un giorno non può fare a meno di bussare alla porta della stanza degli ospiti. Quando si apre delicatamente, quello che vede all'interno cambia tutto...




Rispettivamente primo e secondo libro Una di famiglia e Nella casa dei segreti promettono e ci regalano suspense, due thriller avvincenti in cui tutto quel che sembra si rivelerà essere una bugia. Tra inganni e segreti quali sono le verità che si celano dietro le porte di casa? 

Millie ha un passato burrascoso, appena uscita di galera cerca disperatamente qualcuno che le dia un'opportunità di lavoro onesto per poter smettere di vivere in macchina, che non le pare vero quando Nina Winchester donna ricchissima e annoiata la assume come governante nella loro meravigliosa villa senza referenze. 
Da subito nota che la casa è strana a partire dal fatto che la serratura della sua camera si chiuda solo da fuori ed è un angusto spazietto nel sottotetto, la figlia viziatissima usa sempre abitini come se fosse uscita dal passato e Nora tanto gentile e carina inizia a rivelare comportamenti sempre più strani che porteranno Millie a chiedersi se la poverina soffri di qualche malattia mentale e come faccio il placido e meraviglioso marito Andrew a stare con lei. Ma la paga è troppo buona per scappare via tant'è che neanche gli strani avvertimenti in italiano dell'attraente giardiniere Enzo la metteranno in guardia dagli oscuri segreti della famiglia.

In Nella casa dei segreti Millie è alle prese con la ricerca di una nuova famiglia, anche se le cose sono cambiate e adesso ha una nuova reputazione che serpeggia tra le donne in cerca di aiuto. Ad assumerla questa volta è il super milionario Douglas Garrick che la prende a servizio per cucinare e pulire perché la moglie malata ormai non riesce più ad uscire dalla sua camera ed è per questo che ha il divieto assoluto di disturbarla, di entrare nella camera o anche solo di parlare con lei.
Ma fin da subito anche qui noterà dettagli inquietanti fino all'inaspettato epilogo.

Due thriller che meritano di essere letti, scorrono talmente tanto veloci che non sentirete il passare del tempo, perché ogni pagina è un piccolo tassello del puzzle che avrete bisogno di di leggere, perchè OH MIO DIO DEVO SAPERE sarà l'unica cosa a cui penserete. 

Devo dire che il primo è nettamente più coinvolgente del secondo, ma questo non vi impedirà di leggerlo senza fiato comunque! Provare per credere!

E voi li avete letti? O sono nella vostra libreria che vi aspettano?!

lunedì 27 maggio 2024

Recensione: "Andromeda" di Gianluca Morozzi

Andromeda
di Gianluca Morozzi

Editore: Giulio Perrone Editore
Pagine: 247
Prezzo: 15.00€

Voto: 3/5

TramaBologna, 2019. Nel salone insonorizzato di una villa sui colli c'è un uomo legato a una croce di sant'Andrea. Si chiama Dimitri. Di fronte a lui c'è Borg, come il tennista. Borg ha con sé una motosega e dei secchi di cemento. Quel che dice a Dimitri è semplice e terribile: "Io ti libererò senza farti niente, se solo ti ricorderai il mio vero nome. Pronuncialo, e non ti accadrà nulla. Altrimenti, ti farò a pezzi poco alla volta"... Per aiutare la memoria del terrorizzato Dimitri, l'uomo chiamato Borg comincia a raccontare.



Sai come finirà questa storia? 
Ti taglierò a pezzi, Dimitri. 
Ecco come finirà. 
...
Pronuncia il mio nome, Dimitri. 
Pronuncia il mio nome.


QUI vi lascio l'inicpit se siete curiose di leggere la prima pagina!

Quando apri un libro di Gianluca Morozzi non so mai cosa aspettarmi, se non che sarà scorrevole, non sarà noioso, avrà capitoli sicuramente brevi (è una cosa che mi piace molto questa) e ci saranno sicuramente morti, segreti, intrighi, misteri e psicopatie varie. 
Ho trovato queste cose in Andromeda? Si. Ve lo consiglio? Si ma solo se già avete letto altro di suo, mi spiego. 

I libri di Gianluca Morozzi sono un viaggio alla scoperta della malvagità umana, sono libri dai ritmi incalzanti, ma in questo suo libro manca proprio un pizzico di questo elemento se proprio vogliamo trovargli un difetto.
Certo vogliamo sapere dove va a parare la storia che Lui racconterà a Dimitri per fargli capire chi possa essere. Certo vogliamo sapere che parti del corpo taglierà, del perchè e del come.. Il finale di certo è un wow!

Un uomo, un certo Borg di soprannome, rapisce Dimitri e lo chiude in una villa isolatissima dei colli bolognesi, lo lega a una croce di sant'Andrea e gli dice che lo lascerà andare se lui gli dirà come si chiama e per aiutarlo a scoprire il nome gli racconterà la storia della sua vita che lo ha portato a quel momento, ma ogni qual volta lui gli chiederà di dire il nome e lui non lo farà gli taglierà via un pezzo del corpo.

Se posso aggiungere solo una cosa. Morozzi è sempre una garanzia! Fidatevi e recuperate tutte le sue storie a partire da Radiomorte!

sabato 25 maggio 2024

Recensione: "La treccia" di Laetitia Colombani


La treccia
di Laetitia Colombani

Editore: Tea
Pagine: 288
Prezzo: 5.90€ 

Voto: 3/5

TramaTre donne. 
Tre continenti. 
Tre destini intrecciati. 

A un primo sguardo, niente unisce Smita, Giulia e Sarah. Smita vive in un villaggio indiano, incatenata alla sua condizione d'intoccabile. Giulia abita a Palermo e lavora per il padre, proprietario di uno storico laboratorio in cui si realizzano parrucche con capelli veri. Sarah è un avvocato di Montreal che ha sacrificato affetti e sogni sull'altare della carriera. Eppure queste tre donne condividono lo stesso coraggio. Per Smita, coraggio significa lasciare tutto e fuggire con la figlia, alla ricerca di un futuro migliore. Per Giulia, coraggio significa rendersi conto che l'azienda di famiglia è sull'orlo del fallimento e tentare l'impossibile per salvarla. Per Sarah, coraggio significa guardare negli occhi il medico e non crollare quando sente la parola «cancro». Tutte e tre dovranno spezzare le catene delle tradizioni e dei pregiudizi; percorrere nuove strade là dove sembra non ce ne sia nessuna; capire per cosa valga davvero la pena lottare. Smita, Giulia e Sarah non s'incontreranno mai, però i loro destini, come ciocche di capelli, s'intrecceranno e ognuna trarrà forza dall'altra. Un legame tanto sottile quanto tenace, un filo di orgoglio, fiducia e speranza che cambierà per sempre la loro esistenza.




La trama ci da già a grandi linee quello di cui parla il libro. Tre storie di donne forti, indipendenti che affrontano di petto la vita e le sue lotte. 
Tre donne che pur vivendo vite completamente diverse, che vivono in parti diverse del mondo, alla fine un pezzetto di ognuna si incastrerà per dar vita al finale di questa storia.
Smita che combatte per far avere alla sua bimba un futuro migliore lontano dalla vita che lei sta subendo.

Giulia che lavora nell'azienda del padre, che fabbrica parrucche con capelli veri e che scoprirà molte verità nascoste e dovrà trovare in sè un coraggio per tenere insieme i pezzi della famiglia, dell'azienda e della sua vita. 
Sarah una donna che deve rinunciare a tutto per combattere contro il mondo maschile per tenersi stretto il suo prestigioso e ambito posto da avvocato in una facoltosa società, che quando scopre di avere il cancro cambierà le carte della sua vita.

Un libro che mi ha rapita fin dalla sua prima pagina. 
Un libro che si legge veramente tutto d'un fiato in un giorno. 

Un inno alla vita e alla forza incredibile di noi donne, che sappiamo reagire e combattere davanti a tutto, un inno a spronarci e a non farci abbattere. Un inno alla bellezza di ciò che abbiamo intorno, un inno per darci forza di cambiare ogni qual volta qualcuno tenti di calpestarci, un libro che ci ricorda che tutte noi siamo parte di un unico universo che ci lega e ci incastra come una treccia.

Veramente super consigliato!

lunedì 5 febbraio 2024

Recensione: "La taverna degli assassini" di Marcello Simoni

La taverna degli assassini
di Marcello Simoni

Editore: Newton Compton Editore
Pagine: 224
Prezzo: 9.90

TramaAnno del Signore 1793. Granducato di Toscana. Un castello fondato su un'antica abbazia, un cadavere avvolto nei tralci di una grande vite. Sotto le luci di un'alba invernale, i vitigni innevati del barone Calendimarca si rivelano teatro di un omicidio. Non solo un enigma inspiegabile, ma anche un'onta per il casato del nobiluomo. Vitale Federici, insieme al suo devoto discepolo Bernardo della Vipera, si ritroverà a investigare su un delitto i cui moventi sembrano affondare nell'antica tradizione vinicola della famiglia baronale, e nella sua cantina sotterranea che, simile a una biblioteca, pare celare un indizio sull'identità dell'assassino. Riuscirà Vitale a fare luce su questo caso, in cui ambizione, inganno e antiche passioni si intrecciano in un mistero forse impossibile da decifrare?

Voto: 3/5




Questo libro è stato il primo acquisto dell'anno e la prima lettura. 
Di questo autore non ho letto altro ma visto il piccolo prezzo e visto che la trama mi
ha catturata, oltre alla copertina super carina che come sempre mi convince nell'acquisto.

Diciamo che si legge in un soffio! Capitoli brevi e scrittura grande per far numero di pagine sono un colpo vincente se anche voi considerate essenziali questi elementi in periodi in cui avete poco tempo e non volete il tomone, io ero a casa con la febbre e poca concentrazione.

Sulla copertina c'è scritto vincitore del premio bancarella, beh signori non so che criteri abbiano per premiare ma non lo considererei proprio un capolavoro di giallo, di intrattenimento basico, con pochi personaggi e un intrigo molto leggero si, ambientato nel 1793 nel granducato di Toscana, con quella scrittura e quella parlata un po' da stile antico del tempo.

L'investigatore Vitale Federici viene chiamato con discrezione dal barone di Calendimarca perché nel suo vitigno si è ritrovato un uomo morto avviluppato tra i tralci e pare sia l'agente di commercio del barone, Villafranchi di cui non si avevano notizie da un po'. 

Vitale Federici accompagnato dal suo protetto della famiglia della Vipera, cercheranno di capire chi è stato, ma è una corsa contro il tempo e l'assassino che cerca di ucciderlo avvelenandolo alla prima cena. 
Chi vorrà impedirgli di scoprirlo?

Una lettura il cui stile di scrittura non mi ha fatta impazzire e nonostante io abbia intuito parte del colpevole qualche colpo di scena lo regala, infondo io sono tonda nel capire chi sia l'assassino e il movente quindi per qualcuno di voi poteva essere palese, non saprei. 

Ve lo consiglio? Ni. 
Se cercate un libro corto e scorrevole e frivolo da leggere in un giorno si, se cercate un trama sostanziosa e dei personaggi con un certo spessore, allora vi deluderà un po'. 

mercoledì 31 gennaio 2024

Recensione: "I chiostri di New York" di Katy Hays

I chiostri di New York
di Katy Hays

Editore: Rizzoli
Pagine: 360
Prezzo: 18,00

TramaPer Ann Stilwell passare l’estate a lavorare per il Metropolitan Museum of Art di New York è un sogno che si avvera. Ma il destino scompagina i suoi piani quando per un disguido si vede assegnata a una sede distaccata del Met: il Cloisters, una serie labirintica di chiostri spagnoli ricostruiti lungo le rive dell’Hudson, rinomato per la sua collezione di arte medievale e per un giardino ricco di piante medicinali. La giovane studentessa trova ad accoglierla Patrick Roland, l’eccentrico direttore del museo, e Rachel Mondray, la sua magnetica e ricchissima assistente. Da subito i due la coinvolgono nelle loro ricerche sulla storia della divinazione, e Ann sembra disposta a tutto pur di entrare nelle loro grazie. Ma tra gli incunaboli della biblioteca, mentre la curiosità accademica muta pian piano in ossessione, Ann scoprirà qualcosa capace di incrinare gli equilibri: un mazzo di tarocchi italiani risalente al Quattrocento, da secoli ritenuto perduto, in grado, secondo Patrick, di aprire una visione sul futuro a chi sa leggerlo. Mentre segreti e mire personali trascinano i tre studiosi in un gioco mortale di seduzioni e prevaricazione, Ann dovrà fare una scelta: credere in un destino già scritto o diventarne l’unica artefice.

Voto: 2/5




Anno nuovo recensione nuova, devo dire che in base ai miei soliti standard sono passati solo due mesi dal mio ultimo post e non mesi e mesi...
Comunque voglio riaugurare questo nuovo anno del blog con una recensione di un libro appena concluso con la copertina tanto bella (che mi ha fregata nell'acquisto) quanto noioso, banale con una storia di cui potevamo fare a meno o per lo meno strutturarla diversamente!

The Cloisters, New York
I chiostri di New York vuole essere un libro che parla di un misterioso mazzo di tarocchi di cui ne si cerca l'esistenza ma di fatto se ne è a conoscenza, ma lo si vuole nascondere, chissà perché.

Il problema sostanziale di questo libro è che questo elemento misterioso si intravede, ma praticamente è nascosto pure a noi lettori per quanto è confuso e soprattutto poco sviluppato e quel poco che c'è è pure inserito male e messo in punti a casaccio senza farci capire nulla!
 

La storia vede protagonista Ann Stilwell che dopo la morte del padre, che la segna profondamente, riesce a vincere un posto al Metropolitan Museum of Art di New York abbandonando casa e madre depressa per la morte del marito, senza guardarsi indietro per tutto il libro (cioè la madre la chiamerà per tutto il libro e lei manco un messaggio per dire 'Oh sono viva ciao' bah pare normale alla scrittrice?) solo che quando arriva lì scopre che di lei non se ne possono far nulla perché il suo curatore è partito. Come manna dal cielo arriva, quando si presenta Patrick del museo Cloisters che se la porta con sé perché gli serve una persona in più per fare ricerche per allestire una mostra incentrata sui tarocchi di cui lei, anche se non ne sa nulla si butta a capofitto, anche perché l'alternativa è tornare a casa dalla madre e, Dio non voglia doverla rivedere.
Qui conosce la sua collega Rachel con cui fa subito amicizia nonostante siano diverse come il giorno e la notte e già qui nota qualcosa tra lei e Patrick, e Leo il giardiniere del museo esperto di piante antiche che coltiva con cui c'è particolarmente attrazione, e anche tra lui e Rachel c'è uno strano scambio di occhiate. 

Fin qui ci siamo iniziano a cercare qualunque testo dove si parli di tarocchi, ma soprattutto cercano un mazzo appartenuto alla casata dei D'Este che praticavano l'arte dei tarocchi con questo misterioso mazzo. 
Da qui inizia il guazzabuglio delle relazioni tra questi vari personaggi, senza mai che siano inquadrati questi famosi misteri e segreti che ci sono tra Patrick, Leo e
Rachel, se non qualcosa di veloce verso le ultime pagine giusto come contentino.
La protagonista sarà la bambola che va a destra e sinistra senza che ne lei ne noi capissimo qualcosa se non che c'è un mazzo e delle sedute di lettura notturne di cui però non se ne preoccupa se non nell'ultima di cui farà parte. 

Un libro in cui non c'è un punto focale, sembra di leggere un resoconto delle giornate della protagonista che si destreggia tra i vari personaggi che paiono far cose interessanti senza preoccuparsene di saperne di più, se non verso la fine in cui si veglia così all'improvviso pensando che forse stanno facendo qualcosa alle sue spalle. 

La scrittrice a mio parere ha sprecato le potenzialità dell'argomento tarocchi, peccato!




Voi lo avete letto?