domenica 2 febbraio 2014

Intervista con... Rebecca e Sofia Domino e i loro libri: "La mia amica ebrea" & "Quando dal cielo cadevano le stelle"

Buona domenica amici ^_^ mentre io mi deprimo per tutta questa pioggia che non sa più come cadere vi lascio la bellissima intervista fatta alle gentilissime Rebecca e Sofia Domino, due sorelle che hanno pubblicato due libri con un tema molto sentito e doloroso e che sono stati i protagonisti del post dedicato alla Giornata della memoria (QUI se volete leggere le trame) detto questo vi auguro buona lettura e vado a estrarre un regalino per voi ;p

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Benvenute nel salottino di Happy red book, mettetevi comode e fate come a casa vostra :)

Rebecca: Grazie! E grazie anche per avermi ospitata!

Sofia: Grazie!

1) Partiamo con quella che credo sia la domanda di rito a ogni intervista: chi sono Rebecca e Sofia Domino?

Rebecca e Sofia: siamo due sorelle toscane di 26 (Sofia) e 29 anni (Rebecca), siamo molto unite fra noi. Oltre a condividere la passione per la scrittura, condividiamo quella per la lettura e per i viaggi. Ci piace passare il tempo in maniera semplice, passeggiando, andando al mare…

2) Come è nata l'idea di scrivere su questo tema? Vi siete ispirate a qualche oggetto, a qualcuno, a qualche storia??

Sofia: La persecuzione degli ebrei, il nazismo e il tema dell’Olocausto mi hanno sempre toccata. Sapevo che, prima o poi, avrei voluto raccontarli. L’occasione è arrivata con “Quando dal cielo cadevano le stelle”. Dopo aver raccolto numerose testimonianze, dopo aver letto le poesie di bambini internati nei campi di concentramento, dopo aver letto della paura che si respirava durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo aver visitato il Museo Imperiale della Guerra, a Londra, che mostra un’ala completamente dedicata alle vittime del nazismo, dove ho visto numerose fotografie, ricostruzioni, mucchi di scarpe e le casacche a righe… ho capito che era arrivato il mio momento di dar voce a chi, durante il nazismo, non ne ha avuta una. Ho scritto “Quando dal cielo cadevano le stelle” con il cuore, cercando però di non fare alcun errore storico-politico. La trama del romanzo è frutto della mia fantasia, così come Lia – la protagonista – e tutti gli altri personaggi, ma sono state le persone che nel corso degli anni sono riuscite a testimoniare che hanno dato un arricchimento al mio romanzo. Questa storia è ispirata a nessuno e a tutti al tempo stesso, e spero che Lia possa diventare la voce di tutte quelle persone che hanno visto in faccia la morte dietro il filo spinato dei lager nazisti, che sono state vittime del nazismo, della guerra, ma anche di coloro che, nonostante tutto, ce l’hanno fatta.

Rebecca: No, non mi sono ispirata a un oggetto o a una storia in particolare per scrivere “La mia amica ebrea”. Ho sempre saputo che, prima o poi, avrei scritto qualcosa sull’Olocausto, anche se nel mio romanzo lo viviamo e lo vediamo “dall’altro lato”. La mia protagonista è una quindicenne tedesca, un’ariana, la cui vita viene sconvolta quando il padre decide di ospitare nella soffitta di casa loro una famiglia di ebrei che si sta nascondendo dai nazisti. Fra loro c’è Rina, una ragazza della stessa età di Josepha, la protagonista. Fra le due ragazze nascerà un’intensa e delicata amicizia. Ho voluto scrivere “La mia amica ebrea” per raccontare un lato meno conosciuto dell’Olocausto: se è importante ricordare gli ebrei e tutte le altre persone che sono morte nei campi di concentramento, penso che sia ugualmente importante ricordare coloro che, con sacrificio e coraggio, hanno rischiato tutto, e spesso hanno perso la vita, per aiutare gli ebrei durante il nazismo. Li chiamano “eroi silenziosi”, due parole che secondo me li rappresentano bene e spero che il mio romanzo riesca a riportare alla memoria anche i sacrifici di donne, uomini e giovani comuni che, in un periodo storico tanto complesso, hanno scelto di seguire la strada del cuore, di aiutare l’altro a costo di rimetterci personalmente, dando un esempio di bontà e di altruismo e ricordandoci che nelle tragedie c’è sempre almeno un fiore che sboccia fra le macerie.

3) Come mai due libri differenti e sullo stesso tema? Mi spiego... Essendo sorelle avreste potuto scrivere un unico libro insieme, invece ne avete scritto uno per ciascuno e addirittura con lo stesso tema, l'olocausto... ecco mi sono chiesta quale fosse il motivo..

Rebecca e Sofia: Questi non sono i primi romanzi che abbiamo scritto e non li abbiamo scritti contemporaneamente. Diciamo quindi che non ci siamo messe a tavolino e abbiamo detto “scriviamo qualcosa sull’Olocausto”. No, è semplicemente successo. Pensiamo che scrivere a quattro mani sia molto più freddo e impersonale che sedersi da sole davanti al computer e buttare fuori la storia, di getto, dall’anima e dal cuore. Per questo ognuna ha scritto il proprio romanzo, e anche perché, come hai detto tu, i romanzi sono molto diversi fra loro. In “Quando dal cielo cadevano le stelle” la protagonista è Lia, una tredicenne ebrea, e quindi viviamo con lei la vita nei vari nascondigli, la sua voglia di libertà, di crescere, il suo amore per la vita, bloccato dietro il filo spinato dei campi di concentramento. Josepha, invece, protagonista di “La mia amica ebrea”, ci mostra com’era vivere da tedesca nell’Amburgo del 1943: lei è una ragazza qualunque, che cerca di vivere e non limitarsi a sopravvivere nonostante la guerra. E che, come la maggior parte dei tedeschi, pensa che gli ebrei rappresentino il male. Tutto questo fino a quando non diventa amica di una di loro. Il motivo principale è che sia Lia sia Josepha volevano raccontare la propria storia, Lia è nata dentro Sofia e Josepha dentro Rebecca, noi le abbiamo ascoltate e abbiamo dato loro la voce che meritano.

4) Quanto c'è di vostro nei personaggi delle vostre storie?

Rebecca: Sicuramente c’è qualcosa di me in Josepha, la protagonista del mio romanzo. Come me, lei ama la vita, è sicura di sé e lotta per quello in cui crede. Naturalmente, la realtà in cui si muove Josepha è molto diversa dalla mia ma penso che sia impossibile scrivere un personaggio con cui non ho assolutamente niente in comune. Allo stesso modo ci sono anche delle differenze fra me e Josepha, dettate anche dalla differenza d’età.

Sofia: In Lia c’è moltissimo di me. Lia ama la vita, ama sognare, ama viaggiare e adora la sua famiglia, come me, inoltre, siamo entrambe molto determinate. Nonostante le nostre età differenti, è un personaggio cui mi sento vicinissima, come se facesse parte della mia famiglia.

5) Quanto tempo avete impiegato a scriverli? Avevate un'ora della giornata particolare oppure vi ci siete buttate a capofitto no-stop?

Sofia: Dopo aver svolto numerose ricerche, aver raccolto altrettante testimonianze e aver deciso la trama, solitamente scrivevo “Quando dal cielo cadevano le stelle” sia di mattina sia di sera tardi. Poi decisi di scriverlo soltanto durante la mattina, poiché la sera alcune volte ero troppo stanca e non potevo permettermelo. Ogni volta che mi sedevo davanti al computer, ricordo ancora l’impazienza che provavo nel voler andare avanti, nel voler continuare a dare una voce a Lia, a tutti quegli ebrei innocenti che, durante la Seconda Guerra Mondiale, a causa dei nazisti hanno visto le loro vite cambiare, che sono stati costretti a nascondersi, a sperare tagliati fuori dal mondo, fino a quando non sono stati deportati in dei campi di concentramento come Auschwitz…

Rebecca: Ho svolto numerose ricerche prima di scrivere il romanzo e poi di solito scrivo al mattino. Per le dieci sono al tavolo del salotto, mi metto lì e scrivo sino a mezzogiorno circa. Dopo, faccio le prime correzioni. Butto giù tutto il romanzo di cuore, correggendo appunto solo le prime piccolezze, quelle più evidenti, e poi non lo apro più sino alla fase dell’editing. A volte, quando la mattina sono impegnata, mi capita di scrivere nel pomeriggio ma comunque cerco di scrivere sempre almeno un’ora il giorno e quando non posso perché, ad esempio, sono fuori casa, mi sembra che mi manchi qualcosa di vitale. Un tempo, scrivevo anche la sera dopo cena e leggo di molti scrittori che si mettono al lavoro la notte, quando il resto della famiglia dorme, ma dopo un po’ ho dovuto smettere perché, dopo tutta una giornata, era troppo stanca per mettermi anima e cuore nella scrittura del romanzo, allora meglio scrivere solo al mattino.

6) Qual è la parte che più vi piace dei vostri libri, di cui andate orgogliose, che non cambiereste neanche una virgola?

Rebecca: Non c’è una parte precisa che preferisco rispetto alle altre. Ci sono sicuramente dei momenti che mi hanno toccata di più, come quando Josepha fa scendere Rina dalla soffitta per farle vedere un po’ di mondo. Sono anni che Rina si nasconde nelle soffitte e si ritrova sull’uscio della porta che da’ sul retro del giardino della famiglia di Josepha. Accanto a lei c’è la sua migliore amica, una ragazzina ariana. Come ho detto, è uno dei momenti che trovo più toccanti, ma ce ne sono molti altri, a volte si tratta semplicemente di frasi.

Sofia: È una bella domanda, ma non ho una risposta pronta, perché tanto dipende anche dallo stato d’animo in cui mi sento. Adoravo scrivere scene in cui Lia parlava dei suoi sogni e anche quando potevo mostrare com’era la vita per una famiglia di ebrei durante il nazismo. Ho scritto tutto il romanzo con impegno, senza tralasciare neanche una parte, dalla vita di Lia e la sua famiglia nei vari nascondigli, al primo amore, alla deportazione ad Auschwitz… è stato toccante, come scrittrice, ritrovarmi dietro il filo spinato con Lia, e sicuramente non cambierei niente di quelle parti.

7) Come ultima domanda volevo chiedervi se c'era una playlist o un brano che vi abbia ispirato nella scrittura. Vi domando questo perchè parecchi lettori tendono a creare per ogni libro una loro scaletta di musiche da ascoltare insieme e magari potete dirci qualche brano così che possano ascoltarli con la lettura di "La mia amica ebrea" e "Quando dal cielo cadevano le stelle"..

Sofia: Sì! Ci sono varie canzoni che ascoltavo durante la stesura di “Quando dal cielo cadevano le stelle” e la principale è “A new day has come” di Celine Dion. Credo che la melodia di quella canzone sia perfetta per il mio romanzo, dolce, speranzosa e malinconica al tempo stesso. Inoltre, quando la Dion canta “everyone told me to be strong - tutti mi chiedevano di essere forte…” sapevo che la famiglia di Lia pretendeva lo stesso da lei, anche se esserlo non era semplice, oppure quando la Dion canta “where there was weakness I found my joy – all in the eyes of a boy – quando mi sentivo debole trovavo la mia gioia negli occhi di un ragazzo”, anche Lia, quando non riesce più a essere positiva, ritrova la sua forza in Hadas, il ragazzo di cui si sta innamorando. Inoltre, ho sempre interpretato il ritornello come qualcosa di positivo “I see the light in the sky – vedo una luce nel cielo”, ho sempre immaginato che quella luce nel cielo fosse l’energia di Lia, la luce che brilla nei suoi occhi, i suoi sogni in grado di volare ovunque, oltre il filo spinato… ma poi “a new day has come - un nuovo giorno è arrivato”, e d’improvviso, persone innocenti come Lia, sono costrette a iniziare un nuovo giorno internati nel campo di concentramento di Auschwitz…
Questa, però, non è stata l’unica canzone che ho ascoltato durante la stesura del mio romanzo. Di tanto in tanto ho anche ascoltato “Canzone del bambino nel vento – Auschwitz” dei Nomadi e, quando Lia diveniva nostalgica della sua città, allora mi smettevo di scrivere e mi perdevo nelle note di “Roma nun fa la stupida stasera…”

Rebecca: Sì, ogni volta che scrivo un romanzo ho almeno una canzone che metto in sottofondo nelle scene più emozionanti. Si tratta sempre di canzoni in inglese, anche se trovo che ce ne siano di bellissime in italiano, ma non potrei scrivere con altre parole italiane nelle orecchie J Per quanto riguarda “La mia amica ebrea” ho usato “Let it be” dei Beatles e “Imagine” di John Lennon. Entrambe sono delle canzoni molto belle, con testi pieni di significato. Ho usato “Let it be” per le parti dei bombardamenti, non tanto per le parole del testo quando per la melodia. Invece, ho ascoltato “Imagine” nelle scene in cui Josepha e Rina, ormai amiche, parlano fra loro e si confidano. Tutta la canzone è meravigliosa e l’ho trovata adattata per il romanzo perché le due ragazze immaginano come sarebbero le loro vite se non ci fosse Hitler, se non ci fosse la guerra, se non ci fossero le leggi razziali, ma c’è questo passaggio in particolare, incentrato sulle differenze dettate dalle religioni (o, meglio, da come la maggior parte degli uomini le usino come scusante per le guerre e le discriminazioni) che sia Josepha sia Rina sentono molto:
Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people living life in peace.

Inoltre, dopo aver finito di scrivere il romanzo, mi sono imbattuta nella canzone “The last day on Earth” di Kate Miller – Eidke. L’ho sentita per caso e non la conoscevo. Non l’avrei usata come sottofondo durante la scrittura ma, se dovessi scegliere una canzone che fa da colonna sonora al mio romanzo, sceglierei questa. Penso che il testo si addica moltissimo a cosa succede nel romanzo. L’inizio èquesto:
Look down
The ground below is crumbling
Look up
The stars are all exploding
It's the last day on earth
In my dreams (my dreams, my dreams).
It's the end of the world
And you've come back to me
In my dreams
Between the dust and the debris
There's a light surrounding you and me.
Ed è così che si sentono Josepha e Rina. Tutto intorno a loro sembra esplodere, niente è più sicuro, neanche il cielo o la terra. Josepha vive sempre temendo di morire all’improvviso, o che la morte colga i suoi famigliari e le altre persone cui vuole bene. E poi, senza dare alcuno spoiler sul finale, c’è la frase “it’s the end of the world, and you’ve come back to me, in my dreams” (è la fine del mondo, e sei tornata da me, nei miei sogni) che è molto toccante, sapendo come va a finire il romanzo.

8) Vi ringrazio infinitamente per essere stato con me e con tutti i miei lettori e naturalmente di avermi fatto conoscere i voi e i vostri libri ^_^
Volete aggiungere qualcosa da dire e fare un saluto speciale a modo vostro a tutti quelli che leggeranno questa intervista??

Rebecca: Grazie a te! E grazie ai tuoi lettori per aver letto la nostra intervista! Spero che ricorderemo tutti insieme gli orrori di un tempo non troppo lontano, la forza e il coraggio degli “eroi silenziosi” che sono davvero esistiti. Il Giorno della Memoria è ormai passato, ma penso che ogni giorno dobbiamo tenere nel nostro cuore e nella nostra mente i sacrifici di coloro che sono nati prima di noi, che ci hanno dato esempio di nobiltà e bontà d’animo, spirito di sacrificio, aiutando gli ebrei durante il nazismo, a rischio di perdere la loro vita. Ricordiamo, e andiamo avanti, vivendo e portando con noi queste lezioni, perché presto gli ultimi sopravvissuti non potranno più raccontare, e allora è importante che la narrativa, anche se di fiction, continui a fare la sua parte. 

Sofia: Grazie a te per avermi ospitato nel tuo blog! A tutti i lettori di quest’intervista voglio dire; non dimenticate. Non dimentichiamo gli orrori del nostro passato e tutte le vittime del nazismo. Continuiamo a parlare dell’Olocausto e, anche quando la vita ci mette davanti a delle difficoltà, continuiamo a sognare. Come dice Lia: la vita è meravigliosa, non smettiamo mai di amarla.

2 commenti:

Lorenza Marabelli ha detto...

Complimenti Debora, a te e alle autrici, un'intervista davvero bella e molto interessante. Io ero passata da te per un altro motivo, ma poi non ho potuto fare a meno di fermarmi a leggere tutta l'intervista. E' insolito che due sorelle abbiano scelto lo stesso argomento per i loro romanzi, ma le storie sono in effetti diverse tra loro. Ammetto che mi è venuta molta curiosità di leggerli, anche se non sono proprio il mio genere... diciamo che l'Olocausto non è un argomento che affronto spesso nelle letture, quasi mai, forse perchè penso sempre che la lettura sarà traumatica.
Ma cambiando argomento, volevo dirti che ero passata perchè ti ho taggata qui: http://libridilo.blogspot.it/2014/02/tag-thank-you.html
Kisse

Lady Debora ha detto...

Grazie Lo :*) si anche io ho pensato la stessa cosa la prima volta ^^ però ti dirò dipende dai libri, ho letto Volevo solo averti accanto di Ronald H. Balson e non è risultato per niente traumatizzante o pesante ^_^ Grazie cara appena ho 2 minuti ripsonderò al tag *_* ti abbraccio forte forte