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venerdì 4 aprile 2025

Chi ben comincia...

Febbraio 

Non ho mai capito il senso dei funerali con la bara aperta. La gente si mette in fila per guardare dentro una scatola rettangolare dove già c'è una persona cara, con il viso coperto da strati di trucco per nascondere il pallone e le labbra cianotiche. 
Per non parlare dell'odore stucchevole delle camere ardenti, reso ancora più insopportabile dal profumo nauseante di un'infinità di fiori. 
Trovo che i funerali siano piuttosto macabri. Mentre guardo la bara di quercia e mia sorella, con le mani incrociate sulla pancia in modo naturale, riesco solo a pensare a quanto sia tutto sbagliato. 
Quella non è Violet. Non può essere. 
<<Mi dispiace molto per la vostra perdita. Era una ragazza meravigliosa.>> La stessa maledetta frase che i presenti ripetono in continuazione ai miei genitori davanti alla bara. 
Ignorano le persone che entrano nella camera ardente e attraversano il tappeto rosa sbiadito fino alla bara, con i loro cappotti ricoperti di neve sciolta, e torno a concentrarmi su Violet. 
Vi sforzi trattenere le lacrime e infila la mano nella tasca del vestito nero. Tra le dita, stringo il biglietto stropicciato che viene dato poco più di una settimana fa. 

Acta deos numquam mortalia fallunt.
Stai attenta a Tooth and Talon. Segui il cammino di Anubi.
Violet 


A forza di aprirlo, il sigillo di cera si è sgretolato e i bordi della carta spessa si sono arricciati verso l'interno. Leggo la frase in latino, ripetendomi mentalmente la traduzione. 
Le azioni dei mortali non ingannano mai le divinità. 



(All the Devils. L'inferno è qui di Catelyn Wilson)

lunedì 17 marzo 2025

Chi ben comincia...

La donna che rise di Dio. 
E altre storie della Bibbia

di Roberto Mercadini 


Dio è doppio punto voglio dire che ce ne sono almeno due: il dio della teologia è quello della narrazione biblica. Il primo è perfetto, onnipotente, onnisciente, infinitamente amorevole; per questo, è inservibile ai fini di una narrazione. Nessuno scrittore sa cosa farse di un personaggio che non può evolvere né tantomeno in polvere, non rischia di morire, non ha bisogno di farsi domande perché conosce ogni risposta, ama tutti indistintamente. Se Dio è, secondo la definizione di Aristotele, il motore immobile, che cosa si può fargli fare in un racconto? Nulla; o non sarebbe immobile. Se - citando ancora Aristotele - "pensiero di pensiero aperti", di quale azioni potrà rendersi protagonista? Di nessuna. Al più potrà pensare appunto e neppure pensare un'azione, bensì il pensiero stesso. Troppo poco avventura. Il dio della narrazione biblica, al contrario, è un personaggio magnifico perché il continuo mutamento, pieno di difetti, dei limiti, di paure, di scoppi di ira, di meschinità, di eccessi. E questo che ha fatto scrivere al gesuita Jack Miles la frase: aperte "Dio non è un santo tra ". Non solo. Nelle scritture ricorre l'espressione "Adonai Echàd", ossia "il signore è uno solo". Certo, per il monoteismo egli è rigorosamente uno solo. Un'unica e unita unità. Ma è un'unità simile a quella di ciascuno di noi: piena di conflitti irrisolti, di laceranti divisioni interiori, di contraddizioni che tolgono le viscere di virgola di molteplice caos. Come vedremo in queste pagine, più è più volte Dio dice una cosa e poi ne fa un'altra; prende decisioni di cui presto si pente, compie un'azione per poi tornare precipitosamente sui suoi passi punte, agisce come puntando contemporaneamente obiettivi diversi e, talvolta, opposti. Qui sta il fascino dell'irresistibile del suo personaggio.

mercoledì 5 febbraio 2025

Chi ben comincia... "Il dio dei boschi"

Questa sera voglio condividere e leggere con voi l'incipit del libro più acclamato, chiacchierato e amato di fine 2024. Praticamente lo hanno letto tutti e soprattutto lo hanno amato follemente tutti, del tipo che se non c'è l'hai non sei nessuno. Ho delle aspettative stratosferiche per questo libro, ma credo aspetterò un attimo prima di buttarmi, se resisto...



Il letto è vuoto. 
Louise, la coordinatrice - ventitré anni, gambe e braccia corte, voce roca piena di allegria -, a piedi nudi sulle assi ruvide e tiepide del bungalow Abete balsamico, cerca di dare un senso alla scomparsa di un corpo dal letto vicino alla porta. 
Più tardi, i dieci secondi trascorsi tra la scoperta e la deduzione costituiranno la prova che il tempo è un costrutto umano in grado di rallentare o accelerare in presenza di un'emozione, o di sostanze chimiche nel sangue. 
Il letto è vuoto. 
L'unica torcia presente nel bungalo - l'assenza della quale serve, anche di giorno, a indicare che le ragazze sono in bagno - è al suo posto sulla mensola vicino alla porta. Lentamente Louise si gira descrivendo un cerchio ed elenca le ragazze che vede.
Melissa. Melissa. Jennyfer. Michelle. Emy. Caroline. Trecy. Kim.
Otto ragazze. Nove letti. Conta e riconta. 
Alla fine quando non può più fare altrimenti, lascia che un nome emerga alla superficie della sua mente: Barbara. 
Il letto vuoto è quello di Barbara.

martedì 3 dicembre 2024

Chi ben comincia...

Aprile 1964

Una forza cieca guida il destino degli uomini verso la felicità o la sventura. Nessuno sa cosa sia, chi la generi e perché. Una dea bendata con un piede sulla ruota: così la immagina. da tempo immemore, la cultura popolare.
Gioca con la vita, distribuisce miseria e successo. Costruisce e distrugge anche mentre si è distratti.
<< Senza la fortuna non si combina niente >> afferma spesso Angelo. E ora se lo ripete nella testa, mentre l'aereo viaggia a velocità di crociera sopra l'Atlantico, oltre le nuvole, dove il cielo è sempre terso e il tempo non ha consistenza. La luce fuori è accecante, i cumulonembi sembravano una landa deserta di un bianco candido su cui poter camminare. Sopra quella cortina, gli uomini sono sospesi nell'attesa di essere nuovamente richiamati dalla gravità, alla vita.
Nei suoi settantacinque anni, Angelo ha volato solo un paio di volte. Sprofondato nel sedile blu impregnato dalla nicotina, tamburella il bracciolo con le dita, seguendo il ritmo dei pensieri. Per un secondo si sente in trappola, fatica a deglutire, tenta di controllare un principio di vertigine. 
Segue con lo sguardo il passaggio nel corridoio di un distinto signore che indossa, come tutti, un abito elegante - è così che si viaggia in prima classe - e che riconosce l'uomo seduto nella fila opposta, nonostante indossi occhiali da sole dalle lenti scure: si ferma e gli fa i complimenti per i suoi film. 

lunedì 28 ottobre 2024

Chi ben comincia...

Altro giro di giostra altro incipit da sbirciare pescato ormai dalla libreria altro che pila, della vergogna.


Le cinque rive
di Chiara Cecilia Santamaria

I passi erano il primo suono che sentiva ogni mattina: due, quattro, poi decine di suole di cuoio che calpestavano il selciato del chiostro. Una marcia ordinata, dalla cadenza ritmica. 
A seguire c'era il rumore del basso e vibrato della campana conica, che gli attraversava le ossa come un lieve solletico.
Avrebbe avuto ancora tempo per un ultimo lembo di sonno, ma gli piaceva restare per qualche istante fermo e in silenzio, prima di alzarsi. Sul soffitto della sua stanza le irregolarità dell'intonaco creavano un gioco di ombre e luci dove, da bambino, aveva sempre immaginato di vedere delle figure. Erano animali, per lo più, e aveva dato loro dei nomi.
<<Vareen>> sussurra piano, ricordandone uno. 
Quando era più piccolo fingeva di acciuffarli mettendo il pollice e l'indice davanti agli occhi chiudendoli rapidamente punto sorrise, ripensandoci.
Dopo un paio di minuti si mise a sedere, posando le piante dei piedi sulla pietra fresca. Sistemò i calzoni che usava per dormire, scompigliò i capelli per tentare di dissuaderli dalle direzioni che prendevano nel sonno, poi uscì dalla stanza coprendosi gli occhi. Il sole, anche a quell'ora del mattino, stava già inondando ogni angolo del patio. Scaldava le maioliche decorate a terra e muri ocra del Convicto, tagliando ombre nere come la notte appena trascorsa.

lunedì 21 ottobre 2024

Chi ben comincia...

Oplà ho pescato un libro a casa dalla libreria, o meglio in questo caso dalla pila a terra, ed ecco come inizia...




Il cedro del Libano 
di Raffaella Romagnolo

Al principio la pigna schiude i petali legnosi come una rosa esausta. La struttura spirale si disarticolata scaglia dopo scaglia e il seme rimane nudo, esposto. Una membrana traslucida lo inguaina come una carta velina. 
Passano giorni, notti. Equinozio d'autunno. Un colpo di vento lo solleva. La membrana è un'ala tondeggiante, con nervature sottili come bava di ragno. Il seme è l'ispessimento scuro al margine inferiore, e si lascia condurre lontano dall'albero madre.
Il grembo che l'ha generato - un maestoso cedro del Libano - appare adesso come una struttura dai contorni netti e i colori definiti: il tronco centrale smagliante di resina, i grandi rami disposti anch'essi a spirale e protesi come braccia, il verde-azzurro della chioma, il verde ceroso delle pigne nuove, il marrone di quelle vecchie, il giallo uovo degli strobili maschili gonfi di polline. 
L'ala tondeggiante fluttua, poi prende a sfarfallare. Intorno, altri alberi, rocce istoriate di licheni e cespugli di rododendro. Adesso è il seme a condurre la danza. Volteggia disegnando una spirale (ancora una spirale), si slancia in rotazione concentriche sempre più veloci, puntando dritto al suolo. 
L'impatto è violento. Il modo ecoidale trafigge la superficie e trascinando il seme e il suo strascico alato là dove devono stare: dentro un cumulo di terra smossa ore prima dagli zoccoli di un maiale selvatico.


domenica 2 giugno 2024

Chi ben comincia...

È arrivato quel periodo dell'anno in cui ho bisogno di leggere cose leggere, in cui il lavoro praticamente mi assorbe talmente tanto che ho poco tempo e la concentrazione di un pesce rosso, per cui sono nella fase thriller leggeri con un ritmo spedito e dunque coinvolgente e pare che questo possa fare al caso nostro. É senz'altro tra le prossime letture! 


Il gioco di Ripper 
di Isabel Allende 

"Mia madre è ancora viva, ma sarà uccisa Venerdì Santo a mezzanotte" lo avverti Amanda Martín e l'ispettore capo la prese sul serio, visto che aveva dato prova di saperne più di lui e di tutti gli agenti della Sezione Omicidi. La donna era prigioniera da qualche parte nei 18000 km quadrati della Baia di San Francisco, avevano poche ore per trovarla ancora in vita e lui non sapeva da dove cominciare.

Per non umiliare la vittima con una denominazione più esplicita, il primo omicidio fu catalogato dal gruppo di giocatori come "il crimine della mazza da baseball fuori posto".  Era composto da cinque adolescenti e da un signore di una certa età che si riunivano via computer per partecipare a Ripper, un gioco di ruolo. 

giovedì 8 febbraio 2024

Chi ben comincia...

Altra settimana altro incipit per scoprire nuove letture! Questa volta voglio leggere insieme a voi l'incipit di un thriller che ho comprato qualche mese fa, forse dicembre, di cui ne ho sentito parlare super bene e devo dire che questo prologo farà venir anche a voi voglia di mettervi comodi e proseguire.




Il bambino correva lungo il margine della strada, come un animale in fuga nella notte. All'uomo sull'auto ricordò la celebre fotografia di Kim, la bambina vietnamita che scappava disperatamente mentre il napalm le bruciava la schiena. Ma quella era la strada regionale 74, detta la Maremmana, che in quel tratto lambiva l'altura aspra di un paese chiamato Sorano, con le luci che baluginavano nel buio, e attraversava la campagna grossetana che si estendeva intorno. 
L'uomo si accertò che nessuno stesse sopraggiungendo le sue spalle e rallentò con cautela, accostando la Toyota Highlander a ridosso della parete collinare. A parte i suoi fari, nessun'altra luce illuminava la zona. Il bambino continuò la corsa e scomparve oltre la curva che l'automobilista s'era appena lasciato alle spalle. L'uomo scese dall'alto e lo seguì. Non aveva avuto il tempo di prendere il giubbotto giallo in dotazione e pregò che non arrivassero altre macchine. In quel punto la regionale si stringeva e un'auto che fosse sbucata all'improvviso dal tornante oltre il quale era sparito il ragazzino non avrebbe fatto in tempo a frenare. 
Il bambino sembrava davvero terrorizzato e l'uomo aveva paura che urlando lo avrebbe spaventato ancora di più, magari spingendolo a rientrare nella boscaglia e a scomparire in quell'intrico vegetale. Là dentro non lo avrebbe più ripescato. 
Il ragazzino doveva essere esausto. Lo raggiunse in pochi minuti e lo bloccò. <<Fermati!>> rantoló. Non fece in tempo a sorprendersi per la magrezza e il braccio nudo e gelido che aveva afferrato, che il bambino si girò e gli azzanò la mano. L'uomo gridò per il dolore, ma represse l'istinto e allontanarlo. Lo abbracciò, invece, cercando di arginare il vortice di calci e pugni, e sussurrò: <<Fermati, stai calmo, per favore. Voglio aiutarti. Voglio solo aiutarti.>> 
Il bambino gridò frasi incomprensibili. Roteò gli occhi, poi svenne tra le sue braccia. 
Solo in quel momento si fermò una seconda auto che inchiodò entrambi con un paio di spietati abbaglianti. L'uomo restò immobile immaginando l'effetto di quella scena per l'automobilista che lo stava illuminando. Uno sconosciuto grande e grosso che stringeva a sè il corpo esanime di un bambino di dieci, dodici anni, completamente nudo.

giovedì 1 febbraio 2024

Chi ben comincia...

Ho pensato molto a cosa proporvi e perché non il libro di Gianluca Morozzi, che per me è sempre una garanzia, che ho in lettura in questo momento?! Attenzione crea dipendenza fin dalle prime pagine!


Andromeda
di Gianluca Morozzi
Sai come finirà questa storia? 
Ti taglierò a pezzi, Dimitri. 
Ecco come finirà. 

Ti taglierò a pezzi perché dimostrerai, per l'ennesima volta nella tua inutile vita, di essere stupido. Di essere talmente stupido da non riuscire a fare l'unica cosa che ti salverebbe da un triste futuro da tronco umano. 
Non ti ucciderò, te lo assicuro. Sarebbe troppo facile e risolutivo. 
Forse vorrei essere morto quando avrò finito. Ma non avrai questo regalo. 
Però sarò leale. Ti darò una possibilità. 
Dovrai scandire solo poche sillabe. E io, te lo prometto, ti lascerò libero senza farti nulla. 
Riuscirai a portare a termine questa semplice missione, Dimitri? 

Ma no non ci riuscirai. Già lo so. 
Potrei cominciare a mutilarti già adesso, per questo sono sicuro del tuo fallimento.
Invece l'ho promesso: sarò leale. 
E allora proviamoci. 
Proviamoci, adesso che siamo soli in questa villa, io e te. 

Pronuncia il mio nome, Dimitri. 
Pronuncia il mio nome.

lunedì 5 giugno 2023

Chi ben comincia...

Buon lunedì e bentornati a Chi ben comincia... sono lanciatissima sui thriller con incipit pazzeschi perciò devo assolutamente proporvi il libro che ho preso due anni fa al bookcrossing di Stintino in Sardegna in luna di miele, perchè l'inizio spacca, ma voglio tenermi la lettura per quest'estate sperando non deluda le mie aspettative immense. Ora leggetelo e ditemi che non è wow!




Duecentosei ossa
di Kathy Reichs

Freddo.
Torpore. 
Confusione.
Apri gli occhi. 
Buio punto più buio di un inverno artico. 
Sono morta? 
Obbedendo a un qualche istinto del sistema limbico, ispirai a fondo.
Il mio cervello registrò degli odori. 
Muffa. Terra umida. Qualcosa di organico che evocava il trascorrere del tempo. 
Ero all'inferno? In una tomba? 
Mi mi si in ascolto. 
Silenzio. Impenetrabile. 
No... dei rumori c'erano: il sibilo dell'aria attraverso le mie narici, il sangue che martellava nelle orecchie. 
I cadaveri non respirano. I cuori dei morti non battono. 
Sopraggiunsero altre sensazioni: la durezza della terra sotto di me e il bruciore sul lato destro del volto. Sollevai la testa.
Sentii la bile inondarmi la bocca. 
Spostai il bacino per alleviare la pressione sul collo piegato. 
Un dolore lancinante esplose nella mia gamba sinistra. 
Un gemito o ruppe il silenzio. 
Istintivamente, il mio corpo si raggomitolò in posizione fetale.
Il Mate il martellare si fece più forte. 
Restai così, ripiegata su me stessa, ad ascoltare il ritmo della mia paura. 
Poi capì: il lamento era uscito dalla mia stessa gola.
Sento dolore. Reagisco. Sono viva. 
Ma dove sono? 
Sputando bile, cercai di allungare la mano, ma senti che qualcosa la bloccava. Avevo i polsi legati. Provai a sollevare un ginocchio al petto: i piedi salirono, entrambi, i polsi furono trascinati verso il basso.
Tendai una seconda volta, con più forza: i neuroni si eccitarono nuovamente lungo la gamba. Soffocando un altro grido di dolore, mi sforzai di imporre un po' d'ordine nel caos della mia mente.
Ero stata legata, le mani ai piedi, e abbandonata. Dove? Quando? da chi? Perché? 
Scandaglia invano la memoria la ricerca di fatti recenti. 
Ma il vuoto mi portava troppo lontano. 



... Buona lettura!



lunedì 29 maggio 2023

Chi ben comincia...

Un tomone con tutti e 4 i casi della psichiatra dei serial Killer in un unico volume... questo volumone di 1158 pagine lo leggerò sicuramente a breve, anche se pesa un accidente portarlo con sè, vista la mole (forse era meglio comprarli tutti separati... ma vabe ormai è fatta) perchè OH.MAMMA.MIA dopo questo incipit voglio andare avanti!




Quando riprese sensi, Evelyn Talbot non sentiva nulla punto non riusciva neanche a vedere. Era buio, e il capanno in cui giaceva sul pavimento freddo e sporco non aveva la corrente elettrica. 
O forse.... non era più nel capanno? 
I suoi pensieri erano confusi.... 
Magari era già morta. Era quello che si aspettava: sentiva che a differenza di molti altri non sarebbe sopravvissuta abbastanza lungo da finire il liceo. Se fosse stata ancora viva avrebbe dovuto sentire dolore. Aveva sofferto parecchio nei tre giorni in cui Jasper Moore l'aveva tenuta prigioniera in quel posto. Eppure in quell'istante non provava più nulla. 
Non aveva senso. 
A meno che non si fosse sognata tutto quanto. Era stato solo un terribile incubo? Presto si sarebbe svegliata, sarebbe andata a scuola, avrebbe trovato Jasper a cazzeggiare fuori dall'aula prima delle lezioni, addossato al muro insieme a qualche compagno della squadra di baseball, a discutere su dove cenare la sera del ballo di fine anno? 
Immaginò di dirgli che lo aveva sognato mentre uccideva Marissa, Jessie e Agatha, tutte e tre le sue migliori amiche. Ci avrebbe riso su, avrebbero dato la colpa al film dell'orrore che avevano visto insieme poco tempo prima e lui avrebbe fatto scivolare il braccio attorno al collo e l'avrebbe stretta a sé per baciarla: questo avrebbe sistemato tutto, e ogni cosa si sarebbe aggiustata. 
Ma quel lampo di speranza che le aveva attraversata durò poco punto il suo letto era ben diverso da quel terreno duro e spigoloso. Persino il vecchio materasso che aveva portato lì nel capanno quando l'avevano scoperto, facendo il loro nascondiglio, era meno scomodo. Appena ispirò, Evelyn sentì odore di bruciato e ricordò Jasper che gettava un fiammifero acceso su un mucchio di legnetti raccolti nel bosco. Poi se si era seduto lì per quella che era sembrato un'eternità, su uno sgabello, a farsi una canna. Non aveva mai fumato erba, almeno non davanti a lei, e ormai stavano insieme da sei mesi. Ma quel Jasper Moore non era il ragazzo che lei conosceva; quel Jasper Moore era un mostro. 
Mentre lui la osservava, Evelyn non aveva osato muovere un muscolo. 
Aveva tenuto gli occhi chiusi, senza vedere quel che lui faceva. Ma sentiva che la stava fissando attentamente. Voleva la certezza che fosse morta.




WOW. Fatemi sapere se lo avete letto o no e che ne pensate?

Buona lettura!

lunedì 22 maggio 2023

Chi ben comincia...

Buon lunedì e ben tornati con la rubrica Chi ben comincia... di solito vi propongo libri che non ho mai letto, ma oggi, invece, ve ne proprongo uno che ho letto la scorsa estate, che ho adorato e che mi ha regalato tantissime grasse risate, e visto che l'estate e le ferie arrivano questo è perfetto da mettere in borsa con sè!



Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli (vol.1)
di Chiara Moscardelli

<< Signorina Papavero, lei non collabora.>>
La stanza degli interrogatori della piccola caserma dei Carabinieri di Strangolagalli era caldissima e il ventilatore nell'angolo sembrava non funzionare, per quanto il maresciallo Nicola Lamonica provasse a rianimarlo con malcerata ostinazione. 
Secondo Teresa Papavero, però, quella non poteva certo definirsi una stanza degli interrogatori. Sembrava piuttosto il soggiorno della signora Marisa, la governante che si era presa cura di lei quando era piccola. Il centrino sotto il ventilatore ne era la prova.
<<Non dica così... >> rispose Teresa, sventolandosi il viso con il bordo della gonna nera e mostrando Al povero Maresciallo il tulle sottostante. E non solo quello. <<La verità è che fa troppo caldo qui dentro punto ha controllato che la spina si è attaccata? E il pulsante?>> 
Nicola Lamonica la guardò sgomento. 
Con chi credeva di avere a che fare? Con un imbecille? Il fatto che fosse finito a lavorare in un posto come quello, un borgo di poco più di duemila anime in provincia di Frosinone, non significava nulla. Quando ancora prestava servizio a Napoli era considerato da tutti un uomo dall'intelletto fine e dal grande intuito. Ovvio, quindi, che la spina fosse attaccata. 
<<Si concentri, la prego>> proseguì spazientito. <<Ha capito no che si trova in guai seri?>> 
<<Ma perché? Non l'ho mica ammazzato io!>> 
<<Se lo dice lei...>> 
<<Certo che lo dico io!>> 
Quella donna lo stava facendo diventare matto e, come se non bastasse, era ora di cena.




Ve l'ho già detto che amo Teresa Papavero?! 
Vedrete amerete la sua ironia, il suo modo stravagante di vestire e tutte le persone di Strangolagalli! 
Il secondo prendete appunti si chiama Teresa Papavero e lo scheletro nell'intercapedine. Speriamo che il 3 volume esca presto oddio sono troppo curiosa e mi mancano tutti a Strangolagalli! 

Buona lettura!

lunedì 15 maggio 2023

Chi ben comincia...

Buon lunedì e ben ritrovati all'appuntamento di Chi ben comincia... oggi voglio proporvi una cosa diversa dal solito incipit, una poesia a caso del libro, perchè quello che staziona da tempo che voglio condividere con voi è I fiori del male e tutte le poesie di Baudelaire. 
Che ne dite ci piace?!
Vi aspetto come sempre nei commenti se mi volete suggerire qualche autore di poesie o farmi sapere di quella che ho scelto io. 



La campana incrinata

Come amaro è dolce, nelle notti d'inverno, 
accanto al fuoco che palpita e fuma, ascoltare 
ricordi lontani e levarsi lentamente 
al rintocco di campane che suonano nella nebbia!

Felice la campana dalla gola vigorosa 
che, pur vecchia, lancia fedelmente, 
piena e viva, il suo grido religioso 
come un vecchio soldato sotto la tenda all'erta! 

Io no, io ho l'anima incrinata; e quando annoiata 
lei vuole riempire l'aria fredda delle notti con i canti, 
capita spesso che la sua voce fievole 

sembri un pesante rantolo d'un ferito dimenticato 
in un lago di sangue, sotto un cumulo di morti, 
che muore, senza muoversi, tra sforzi immensi.

lunedì 8 maggio 2023

Chi ben comincia...

L'incipit di oggi che voglio scoprire con voi è di un libro che ovviamente è sul mio scaffale da... aaaaah ma che importa è con me da un po'... leggendolo l'inizio mi dice poco, non c'è nessuna scena che ti fa dire wow devo continuare, ma chissà andando avanti potrebbe essere una sorpresa, non mi pare comunque malvagio anche se tranquillo!


The Quick. Misteri, vampiri e sale da tè 
di Lauren Owen


Quando James era piccolo, la stanza dei giochi era popolata di gufi. Sulla carta da parati, nascoste in un intrico di rami, se ne intravedevano numerose coppie identiche. Più giù, se ne stava appollaiato un trio di gufetti verdi, i becchi puntuti socchiusi, stretti l'uno all'altro in mezzo a grandi fiori verdi spinosi dalle minuscole corolle bianche che ricordavano a James i bottoncini di madreperla sul vestito della domenica di Charlotte. Quando era solo, James era convinto di sentirli parlottare tra loro a mezza voce come scimmie, graffiando con insistenza quei rami perennemente verdi con i loro artigli. Ma quando c'era Charlotte si zittivano, perché lei aveva detto che, se non si fossero comportati bene avrebbe preso la sua scatola di acquerelli e oscurato gli occhi a tutti. 
La notte, James sentiva i gufi veri, fuori, e se li immaginava volare nell'oscurità. A volte udiva il grido di una volpe, un verso inquietante, come un cane che ride. E altre volte un rumore della casa, un sussurro scricchiolante, come se le pareti esalassero un sospiro. 
Spesso sgusciava fuori dal letto e attraversava il corridoio fino alla Camera di Charlotte. La trovava profondamente addormentata, con il viso schiacciato contro il cuscino, benché Mrs Rowley, la governante, dicesse che non era normale e che prima o poi sarebbe morta soffocata. James s'infilava sotto le coperte e si stendeva alla rovescia: la testa ai piedi del letto e i piedi verso il cuscino punto Charlotte a volte mormorava qualcosa e scalciava senza gran convinzione, ma poi si riaddormentava, e James pure, i piedi contro la schiena di lei, finché non erano caldi. Rimanevano così tutta la notte, come le pistole nella cassetta foderata d’azzurro nello studio di loro padre, che a James era stato consentito vedere una volta sola, il giorno del suo quarto compleanno. 
Al mattino mi piaceva svegliarsi di buon'ora, aprire le finestre della camera di Charlotte e guardare il parco che si stendeva perdite ad occhio intorno ai Aiskew Hall. Vasti prati e giardini bordeggiati da sentieri e grandiose, vecchie piante: querce e ippocastani, faggi rossi, betulle argentate. Si scorgevano tra gli alberi due dossi erbosi, le vecchie ghiacciaie, trasformate in ricoveri per gli attrezzi da giardino e altri arnesi. 
In lontananza, il giardino dava l'illusione di essere curato E in ordine, come prima che Charlotte e James nascessero. In passato, in tempi di maggiore prosperità, c'era stato chi se ne occupava: giardinieri e sotto-giardinieri, due guardacaccia, un carpentiere. E c'era persino un autopompa, trainata dai cavalli. Ormai era rimasto solo Griswold, sesantatreenne, torvo e bizzarro. C'era stato un giovane Griswold, un tempo, il figlio, che un giorno avrebbe dovuto sostituire il padre, invece se n'era andato ed era morto (per colpa dei selvaggi, aveva detto Ann, la domestica. E James si era a lungo chiesto dove vivessero, quei selvaggi). 
Quando suo figlio se n'era andato, Griswold era rimasto solo a combattere una dura e vana guerra. Sparava i conigli, ma quelli tornavano infestare i prati. I robusti cespugli di rododendro erano ormai cresciuti oltremodo, mentre gli alberi da frutta si erano inselvatichiti e le mele erano di dominio dei merli.



E voi lo avete letto? Cosa ne pensate?

Buona lettura!

martedì 20 settembre 2022

Chi ben comincia...

Su instagram sempre più spesso ci sono lettori come noi che si cimentano nella lettura degli incipit dei libri stanno leggendo o che vogliono leggere o che hanno amato. E mi è venuta voglia di rispolverare questa mia rubrica ormai caduta nel dimenticatoio molto tempo fa.
Perciò ogni tanto (come al mio solito) vi regalerò un incipit di un libro che non ho mai letto preso a caso dalla libreria, anche per stuzzicare la vostra curiosità verso quel libro, perché diciamocelo sono loro che molto spesso ci spingono verso una lettura piuttosto che verso un'altra.

Questo libro in particolare l'ho cercato per anni prima di trovarlo al mercatino perchè Seli del blog Ombre Angeliche lo stra consiglia essendo uno dei suoi libri preferiti e da qualche tempo mi chiama per essere letto e dopo aver letto l'incipit ancora di più!!!




Il vecchio rilesse il passo della Profezia e scosse gravemente il capo. "Presto, molto presto", mormorò. Si alzò con difficoltà dalla sedia e si voltò. Il Duca di Divulyon gli stava di fronte, preoccupato.
"Allora?" chiese.
Il vecchio emise un lungo sospiro. Sembrava allo stremo delle forze. Innumerevoli rughe gli solcavano il viso. Si reggeva a malapena in piedi, la schiena curva, le gambe tremanti. Si lasciò cadere su una poltrona e disse debolmente:
"Non c'è nulla che io possa fare. Lei seguirà il suo destino".
Il Duca, la cui angoscia era palpabile, alzò il tono:
"Théodon, tu sei saggio. Hai dedicato tutta la vita a comprendere la Profezia. Hai aiutato mio padre. Hai aiutato me. Mi hai consigliato, sostenuto. Non abbandonarmi adesso! Lei deve vivere. Deve trionfare, qualunque cosa accada. é così giovane. E dire che presto... Cosa posso fare per proteggerla, Théodon?"
Il vecchio si prese la testa fra le mani e dop un lungo silenzio aggiunse:
"Le voglio bene quanto te. L'ho vista crescere e mi sono affezionata a lei, anche se la ragione me lo proibiva. Ma non sfuggirà alla Profezia. Credimi, se avessi potuto aiutarla, sarei stato il primo a farlo. Mi chiedi come fare a proteggerla? Ma non puoi proteggerla, cerca di capire! Tutto quel che puoi fare è consegnarle ciò che le appartiene quando sarà il momento. Adesso vattene. Vai a passare con lei gli ultimi momenti che ti restano".
Rassegnato il Duca mormorò: "Questi quattordici anni sono trascorsi davvero troppo in fretta". Poi uscì dalla stanza. 

"Le tre pietre " di Flavia Bujor

giovedì 23 novembre 2017

Chi ben comincia... #145: "La figlia francese" di Barbara & Stephanie Keating

Chi ben comincia... è la rubrica ideata dalla carissima Alessia del blog Il profumo dei libri che ringrazio perchè questa rubrica mi piace tantissimo e poi non so vi può essere utile per stuzzicare la vostra curiosità ^^ Questa rubrica la posterò ogni giovedì ^_^... In che cosa consiste?

-Apri un libro a caso dalla tua libreria
-Riporta le prime 5, 10, 15 frasi dell'inizio del libro
-Aspetta i commenti


Dublino, 1970 


20 febbraio 1970

Cara Solange de Valnay,
non ci siamo mai incontrate e non so bene come rivolgermi a lei, eppure sento di doverlo fare. Sono Eleanor Kirwan, la figlia maggiore di Richard ed Helena Kirwan. Il nome le dice qualcosa?
Mio padre è morto questa settimana dopo una lunga malattia. È stata una ben strana esperienza presenziare alla lettura del testamento e scoprire che, assieme ai previsti lasciti per la vedova, le due figlie e il figlio, era stato aggiunto un codicillo, due settimane prima della sua morte:
" Alla mia figlia francese Solange de Valnay, Tenuta de Valnay, Saint-Joseph de Caune, Linguadoca, lascio il resto del mio patrimonio". Nient'altro. Alla mia figlia francese..."
Mi perdoni, Solange, se le rivelo tutto questo in una maniera tanto brusca. La verità è che, fino a oggi, nessuno di noi era al corrente della sua esistenza. Siamo ancora sotto choc. Lei sapeva che suo padre - nostro padre - era malato, e che ora è morto? Non so nemmeno se lo conoscesse. In un primo tempo avevamo pensato di informarla tramite i nostri rappresentanti legali, ma ci sembrava crudele comunicare una simile notizia in modo così impersonale. 
Il mio gemello, James, ha discusso con noi le implicazioni legali di un eventuale impugnazione del testamento. È avvocato, perciò questa è stata la sua prima reazione. Elizabeth, mia sorella minore, è sconvolta. Ci vorrà del tempo prima che la ferita si rimargini. Ha soltanto diciannove anni.
Da quanto tempo papà serbava questo segreto? Nel testamento infatti non precisava né la sua età, né faceva cenno a sua madre. Ma quando ho sentito leggere il suo nome, ho provato uno strano senso di consapevolezza, come se, in fondo al mio cuore la conoscessi già. Le sembra strano? Sto facendo mille congetture su di lei per cercare di capire chi sia, come sia.
In un primo momento, lo ammetto, sono rimasta turbata come gli altri. Tutti noi abbiamo guardato la mamma, in ansia per la sua reazione, ma lei è una persona straordinaria che non finisce mai di sorprenderci. È un'artista, famosa sia qui sia all'estero. Impassibile, ha ringraziato l'avvocato e ha atteso che se ne andasse. È stata lei a suggerirmi di scriverle. Chissà, forse lei lo sapeva già. La conosce? Non sono in grado di dirlo. Si è ritirata nel suo studio e non vuole essere disturbata. 
Per tutta la sera sono rimasta seduta alla scrivania di papà, nel suo studio, a riflettere su cosa avrei potuto dirle. Non sono nemmeno sicura di doverle spedire questa lettera, né, se lo farò, riesco a prevedere la sua reazione, una volta che dovesse riceverla. Magari lei nemmeno conosce l'inglese. Spero soltanto che non debba chiedere a qualcuno di tradurle queste pagine. Probabilmente, quello che voglio davvero è trovare un punto di contatto, superato questo momento di dolore e confusione, e scoprire un mondo che nemmeno sapevo esistesse. Mio padre era un uomo complesso, a volte difficile da sondare. Io lo amavo profondamente, e forse lo amava anche lei. 
Perciò, cara Solange de Valnay, spedirò questa lettera e spero che servirà stabilire un legame con quella parte della vita di papà che finora lei non ha condiviso. Se deciderà di non rispondere, dovrò accettare la sua decisione. Ma lei è la sorella che ancora non conosco - la mia sorellastra - e questo significa qualcosa. 
Allego una copia del testamento. 
Con molti auguri e tutta la mia comprensione, sua

Eleanor Kirwan

- La figlia francese di Barbara e Stephanie Keating - 


giovedì 1 giugno 2017

Chi ben comincia... #144:: "La lettrice" di Traci Chee

Chi ben comincia... è la rubrica ideata dalla carissima Alessia del blog Il profumo dei libri che ringrazio perchè questa rubrica mi piace tantissimo e poi non so vi può essere utile per stuzzicare la vostra curiosità ^^ Questa rubrica la posterò ogni giovedì ^_^... In che cosa consiste?

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Per la serie a volte ritorno quando la realtà mi risputa, nuova puntata di Chi ben comincia... Questa volta con una Delle mie prossime letture!


C'erano le giubbe rosse in strada. Il sentiero di ghiaia che solcava la fitta giungla pullulava di gente, e i soldati oxsciniani a cavallo sfilavano tra la folla come dei signori durante una parata: le giacche eleganti e impeccabili, gli stivali lucidati fino a brillare. L'elsa delle spade e l'impugnatura delle pistole legate ai fianchi risaltavano nel grigiore di quel mattino.
Qualsiasi cittadino rispettoso della legge sarebbe stato contento di vederli.
<<Non mi piace>>, grugnì Nin, spostando il mucchio di pellicce che aveva in braccio. <<Non mi piace per niente. Pensavo che questo paese fosse abbastanza piccolo da permetterci di passare inosservate, ma a quanto pare mi sbagliavo.>>
Nascosta tra i cespugli accanto a lei, Sefia esaminava gli altri clienti del mercato, gente che trasportava sacchi o trainava carretti con cesti di iuta per i loro bebè, e alcuni genitori che richiamavano con voce severa i figli sporchi di fango che si erano allontanati troppo. Sefia e Nin si sarebbero mescolate alla folla rendendosi perfettamente invisibili, se non fosse stato per le giubbe rosse.

- La lettrice di Traci Chee -

giovedì 13 aprile 2017

Chi ben comincia... #143: "Red rising. Il canto proibito" di Pierce Brown

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Prologo

Avrei vissuto in pace. Ma i miei nemici mi hanno trascinato in guerra. 
Guardo milleduecento dei loro figli e figlie più forti. Tutti ad ascoltare un Oro spietato che parla tra enormi pilastri di marmo. Ad ascoltare la bestia che ha appiccato il fuoco che mi divora il cuore.
<<Tutti gli uomini non sono stati creati uguali>> dichiara. Alto, imperioso, un'aquila d'uomo. <<I deboli vi hanno ingannato. Costoro vi dicono che i non violenti dovrebbero ereditare la Terra. Che il forte dovrebbe accudire il delicato. Questa è la nobile cosa chiamata Demokrazia. Il cancro che ha avvelenato l'umanità.>>
I suoi occhi trafiggono gli studenti lì adunati. <<Voi e io siamo Oro. Siamo la fine della linea evolutiva. Svettiamo sul cumulo di carne dell'umanità, alla guida dei Coloro Inferiori. Voi avete ereditato questo retaggio>> fa una pausa, studiando i volti del gruppo, <<ma ciò non è privo di costi.
<<Il potere deve essere reclamato. Il benessere conquistato. Il comando, il dominio, l'impero vanno comprati col sangue. Voi bambini senza cicatrici non meritate niente. Non conoscete il dolore. Non sapete cosa saceificarono i vostri avi per porvi su queste vette. Ma, presto, lo saprete. Presto vi insegneremo perchè l'Oro domina l'umanità. E prometto che, tra di voi, solo quelli adatti al potere sopravviveranno.>>
Ma io non sono Oro io sono un Rosso.
Costui pensa che gli uomini come me siano deboli. Mi considera idiota, fiacco, subumano. Non sonp crescouto in una reggia. Non ho cavalcato destrieri per i prati nè cenato con lingue di colibrì. Sono stato forgiato nelle viscere di questo mondo tabto duro. Affilato dall'odio. Reso forte dall'amore.
Si sbaglia.

Nessuno di loro sopravviverà.

- Red rising. Il canto proibito di Pierce Brown-


venerdì 31 marzo 2017

Chi ben comincia... #142: " La stella nera di New York" di Libba Bray

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Chi ben comincia di un libro a cui facevo la corte da quando è uscito e finalmente l'ho trovato usato a 5€ 😍😏 leggiamo insieme come inizia anche se a me sa molto di libro da portarsi al mare.



Una sera di fine estate

Nella residenza cittadina di una zona alla moda nell'Upper East Side di Manhattan, tutte le lampade sfavillano. C'è una festa in corso, l'ultima dell'estate. Sulla terrazza che si affaccia sul profilo incandescente di Manhattan, l'orchestra si prende una pausa più che meritata. Sono le dieci e mezzo. La festa va avanti dalle otto e gli invitati sono già annoiati. Debuttanti alla moda, in abiti da sera di chiffon chiari, avvizziscono nelle poltrone in pelle, come pasticcini glassati che si fondono sotto il sole di luglio. Un presuntuoso studente di Princeton, al secondo anno, vuole che i suoi amici lo accompagnno al Greenwich Village, in una rivendita clandestina di alcolici di cui ha sentito parlare da un amico di un amico.
La padrona di casa, una ragazza graziosa e viziata, nota l'irrequietezza dei suoi ospiti con una certa preoccupazione. E' il suo diciottesimo compleanno e, se non fa qualcosa per resuscitare la festa dalla morte, sarà questo l'argomento di cui si parlerà nei prossimi giorni: la sua riunione era noisosa come una festa dell'oratorio.
Risuscitare dalla morte.
Il weekend precedente, era stata costretta ad andare in giro per antiquari della zona settentrionale dello Stato di New York con sua madre -  una commissione abituale assolutamente orrenda - finchè non si erano imbattute in una vecchia tavola Ouija. Le tavole Ouija sono di gran moda. I sensitivi hanno dichiarato di ricevere messaggi e avvertimenti dall'aldilà usando la "tavola parlante" di Mr Fuld. L'antiquario aveva dato a intendere a sua madre una storia su come la tavola fosse arrivata fino a lui in circostanze misteriose.

- La stella nera di New York di Libba Bray -

giovedì 16 marzo 2017

Chi ben comincia... #141: "Le parole che non ti ho detto" di Nicholas Sparks

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Questa settimana mi sento nostalgica e allora ho rispolverato uno dei libri che più mi hanno fatta emozionare e piangere e di uno dei miei autori preferiti 😍


La bottiglia venne lanciata in acqua in una calda serata estiva, poche ore prima che incominciasse a piovere. Naturalmente si sarebbe rotta se fosse stata gettata in terra, ma, sigillata con cura e affidata al mare, si trasformò in un natante dei più sicuri, in grado di attraversare uragani e burrasche tropicali, e di galleggiare sulle correnti più pericolose. Era l'involucro ideale per il messaggio che custodiva al suo interno, un messaggio spedito per esaudire una promessa.
Come tutte le bottiglie lasciate al capriccio degli oceani, aveva una rotta imprevedibile. Venti e correnti giocano una parte importante negli spostamenti di qualsiasi bottiglia, burrasche e residui galleggiamenti possono cambiarne la direzione. Di tanto in tanto una rete da pesca le trascina per miglia nella direzione opposta a quella in cui navigano. 
Il risultato è che due bottiglie possono finire su due continenti agli antipodi. Non c'è modo di prevedere dove si arenerà una bottiglia, e questo fa parte del suo mistero.
E' un mistero che affascina agli uomini da sempre, e c'è chi ha tentato di saperne di più.   

- La parole che non ti ho detto di Nicholas Sparks -